Milano, aggressione al Pronto Soccorso del Fatebenefratelli: lancia un estintore contro il triage e minaccia di morte un’infermiera
Una serata di tensione e paura al Pronto Soccorso dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, dove un uomo ha minacciato il personale sanitario e lanciato un estintore contro il vetro della postazione di triage. A evitare conseguenze potenzialmente drammatiche per l’infermiera in servizio è stata soltanto la tenuta della barriera protettiva. A rendere nota la vicenda è […]
Una serata di tensione e paura al Pronto Soccorso dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, dove un uomo ha minacciato il personale sanitario e lanciato un estintore contro il vetro della postazione di triage. A evitare conseguenze potenzialmente drammatiche per l’infermiera in servizio è stata soltanto la tenuta della barriera protettiva. A rendere nota la vicenda è Nursing Up Lombardia, che denuncia una grave aggressione ai danni degli operatori del presidio dell’Asst Fatebenefratelli Sacco e sollecita interventi immediati sul fronte della sicurezza.
La ricostruzione dell’aggressione
L’episodio risale alla serata del 14 luglio. Stando al racconto del sindacato, l’aggressore era già conosciuto al Pronto Soccorso per i numerosi accessi registrati nel corso dell’ultima settimana. Accolto nella struttura, durante l’attesa per la visita avrebbe assunto un atteggiamento sempre più ostile, tanto da richiedere l’intervento degli addetti alla vigilanza nel tentativo di riportarlo alla calma. Poco dopo, però, avrebbe rivolto minacce di morte all’infermiera al triage. Sfruttando un momento di distrazione del personale di sicurezza, avrebbe quindi afferrato un estintore scagliandolo con forza contro il vetro di protezione della postazione, per poi darsi alla fuga e far perdere le proprie tracce. Le immagini diffuse dopo l’accaduto documentano il vetro blindato gravemente danneggiato e gli ambienti messi a soqquadro.
“Violenza incompatibile con un luogo di cura”
Per l’organizzazione sindacale, quanto avvenuto testimonia un livello di violenza ormai inconciliabile con qualunque ambiente di lavoro, a maggior ragione in una struttura dedicata all’assistenza. “Esprimo la piena solidarietà e vicinanza ai colleghi coinvolti, che ancora una volta hanno pagato sulla propria pelle il prezzo di un sistema incapace di garantire adeguate condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro”, dichiara Mauro D’Ambrosio, segretario provinciale di Milano e coordinatore aziendale Nursing Up dell’Asst Fatebenefratelli Sacco.
Un aspetto che il sindacato considera particolarmente allarmante riguarda il funzionamento dei sistemi di allarme. Le operatrici coinvolte avrebbero chiesto immediatamente l’intervento del 112, ricorrendo sia al dispositivo antiaggressione sia al telefono. Nursing Up segnala tuttavia che il pulsante di emergenza avrebbe già evidenziato in passato malfunzionamenti, e per questo chiede una verifica immediata dell’efficienza di tutti gli strumenti di sicurezza presenti nel presidio.
Pronto Soccorso sospeso e quindici giorni di prognosi
Le conseguenze dell’aggressione si sono ripercosse anche sull’operatività del reparto. A seguito dell’episodio, l’attività del Pronto Soccorso è stata temporaneamente sospesa, con le emergenze dirottate verso altre strutture. I dipendenti coinvolti, sottoposti agli accertamenti sanitari, hanno ricevuto una prognosi di quindici giorni. Secondo il sindacato è inammissibile che chi affronta un turno debba temere non solo per i pazienti in condizioni critiche, ma anche per la propria incolumità, e non ritiene più sufficienti le dichiarazioni di circostanza che seguono ogni episodio.
Le richieste per la sicurezza degli operatori
Sul piano delle soluzioni, Nursing Up Lombardia avanza una serie di richieste concrete: il potenziamento immediato dei presidi di sicurezza nei Pronto Soccorso, la presenza continuativa di personale dedicato nelle aree più esposte, protocolli operativi chiari per gestire le situazioni ad alta aggressività e investimenti strutturali a tutela di operatori e utenti.
Il sindacato chiede inoltre l’applicazione rigorosa della normativa contro le aggressioni al personale sanitario. “Le aggressioni non rappresentano più episodi isolati, ma una vera emergenza che mette a rischio la continuità dell’assistenza e la tenuta del Servizio sanitario”, afferma l’organizzazione. “Non possiamo attendere il morto per accorgerci che il sistema di protezione dei professionisti sanitari necessita di interventi immediati. Questa notte il vetro ha resistito. La prossima volta potrebbe non bastare”, aggiunge D’Ambrosio, ribadendo che la tutela di chi cura coincide con la tutela del diritto alla salute di tutti i cittadini.