Milano, al San Donato il primo centro europeo per la salute cerebrale femminile
Nasce al Policlinico San Donato il Brain Health Service: diagnosi precoce e prevenzione della demenza con un percorso dedicato alle donne.
Mercoledì 1° ottobre 2025, verrà inaugurato al Policlinico San Donato il Brain Health Service (BHS), il primo centro in Europa pensato per la prevenzione e diagnosi precoce delle demenze nelle donne. L’iniziativa rientra nel progetto 3D (Diagnosi precoce del Disturbo soggettivo di memoria nella Donna), che punta a intercettare i segnali iniziali della malattia prima che diventi conclamata.
Perché concentrarsi sulla salute cerebrale femminile
Secondo gli studi più recenti, circa il 70% dei casi di demenza riguarda le donne, soprattutto nel periodo post-menopausale. Il rischio, infatti, aumenta con la combinazione di cambiamenti ormonali, predisposizione genetica e fattori ambientali. Inoltre, la malattia presenta caratteristiche diverse tra i sessi: nelle donne la progressione è più rapida e coinvolge le abilità visuospaziali, mentre negli uomini prevalgono i deficit di memoria.
«Il genere è il secondo fattore di rischio dopo l’età – spiega la neurologa Maria Salsone, direttrice dell’Unità di Neurologia e Stroke Unit – e intervenire precocemente con un approccio mirato permette una prevenzione più efficace».
Il progetto 3D: diagnosi precoce e prevenzione personalizzata
Il percorso messo a punto dal Policlinico San Donato prevede la valutazione di 14 fattori di rischio modificabili, tra cui predisposizione genetica, disturbi del sonno, deficit visivi e uditivi, problemi cardiovascolari, osteoporosi, alimentazione e alterazioni ormonali.
Grazie a un approccio multidisciplinare e all’uso di strumenti basati sull’intelligenza artificiale, le pazienti riceveranno strategie preventive su misura e un piano di follow-up personalizzato per preservare il benessere cerebrale nel tempo.
Una nuova frontiera della neurologia di genere
«Oggi la maggior parte delle persone arriva ai centri quando la malattia è già conclamata e le terapie sono solo sintomatiche», spiega Federico Emanuele Pozzi, referente del progetto. «Il nostro obiettivo è intercettare i disturbi soggettivi di memoria, ancora poco diagnosticati ma diffusi fino al 25% degli over 60».