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Milano, arriva l’Imam nel carcere minorile Beccaria: sostegno ai giovani detenuti musulmani, ma scoppia la polemica

Firmato un protocollo tra istituzioni civili e religiose per offrire supporto spirituale ai giovani detenuti musulmani Milano – Una nuova figura religiosa entra nel carcere minorile Cesare Beccaria: un Imam sarà ufficialmente affiancato al cappellano cattolico don Claudio Burgio per garantire sostegno spirituale ai ragazzi di fede islamica detenuti nella struttura. La decisione è stata […]

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Firmato un protocollo tra istituzioni civili e religiose per offrire supporto spirituale ai giovani detenuti musulmani

Milano – Una nuova figura religiosa entra nel carcere minorile Cesare Beccaria: un Imam sarà ufficialmente affiancato al cappellano cattolico don Claudio Burgio per garantire sostegno spirituale ai ragazzi di fede islamica detenuti nella struttura. La decisione è stata formalizzata con un protocollo d’intesa sottoscritto il 7 luglio da più soggetti istituzionali, tra cui il Tribunale per i Minorenni di Milano, la Procura minorile, il Centro per la Giustizia Minorile della Lombardia, la direzione del Beccaria, l’Arcidiocesi di Milano e l’Imam Dahmane Abdullah Tchina, attivo nella comunità di Sesto San Giovanni.

Un’esigenza nata dalla composizione multiculturale dei detenuti

Nel 2024 il carcere minorile Beccaria ha accolto 297 giovani, di cui circa l’87% stranieri provenienti da Paesi a maggioranza islamica. Questa realtà multiculturale ha spinto le istituzioni a riflettere sull’importanza di un’offerta religiosa inclusiva. L’arrivo dell’Imam risponde a una richiesta avanzata da tempo anche dal cappellano cattolico don Burgio, sostenuto in passato anche da don Gino Rigoldi, suo predecessore.

“La presenza dell’Imam rappresenta un passo significativo verso il riconoscimento concreto del pluralismo religioso e della dignità spirituale di ciascun ragazzo”, ha dichiarato monsignor Luca Bressan per conto dell’Arcidiocesi. “È un segnale di maturità istituzionale verso una società sempre più pluralista”.

Ruolo e attività dell’Imam nel carcere minorile

L’Imam opererà in ambienti predisposti all’interno della struttura, dove potrà incontrare i detenuti sia individualmente sia in gruppo, offrendo momenti di preghiera e di riflessione, nel rispetto delle normative carcerarie e sotto vigilanza discreta.

L’obiettivo non è solo quello di garantire il diritto alla libertà religiosa, ma anche di fornire un punto di riferimento educativo, etico e culturale per i giovani musulmani. La funzione dell’Imam, in questo contesto, sarà simile a quella svolta dal cappellano cattolico: un accompagnamento umano oltre che spirituale.

Prime reazioni e controversie politiche

L’iniziativa ha suscitato anche critiche da parte politica. Il deputato Riccardo De Corato (Fratelli d’Italia), ex vicesindaco di Milano, ha espresso perplessità, parlando di una scelta “incomprensibile” da parte della magistratura. A suo dire, l’introduzione di un Imam “in un contesto già complesso” potrebbe generare nuove tensioni. De Corato ha annunciato un’interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiedendo chiarimenti sull’opportunità del progetto.

Un passo verso l’inclusione e la riabilitazione

Nonostante le polemiche, il progetto si inserisce in una più ampia visione di giustizia minorile rieducativa, che punta a valorizzare ogni giovane detenuto come persona da recuperare e non da escludere. La presenza dell’Imam non è una sostituzione, ma un’aggiunta a un sistema educativo e spirituale già consolidato, con l’intento di rafforzare l’integrazione e prevenire radicalizzazioni.

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