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Milano, chiuse le indagini sul caso Residenze Lac: 36 coinvolti, tra cui tutta la commissione paesaggio e un notaio

Milano, chiuse le indagini sul caso Residenze Lac: 36 indagati, tra cui architetti, dirigenti comunali e un notaio.

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Si chiude una delle inchieste urbanistiche più controverse degli ultimi anni. La Procura di Milano ha concluso le indagini sul progetto delle Residenze Lac in via Cancano, accanto al Parco delle Cave, coinvolgendo 36 persone tra architetti, dirigenti comunali, membri della commissione paesaggio e, per la prima volta, anche un notaio.

Il cantiere, sotto sequestro dal luglio 2024, è diventato simbolo del fenomeno delle cosiddette “famiglie sospese”: acquirenti che hanno versato caparre per appartamenti che, al momento, non sanno se e quando verranno costruiti.

Tra gli indagati anche il notaio

Tra i nomi più rilevanti figurano gli architetti Paolo Mazzoleni e Ombra Bruno, progettisti dell’intervento, l’ex dirigente comunale Giovanni Oggioni, la dirigente Simona Collarini, e il notaio Dario Restuccia.

Quest’ultimo è accusato di aver sottoscritto una convenzione urbanistica ritenuta illegittima, poiché priva dell’approvazione formale del Consiglio o della Giunta comunale. Secondo la procura, tale documento “non corrisponde ad alcun modello legale di convenzione urbanistica ammesso dalla legge”. È la prima volta che un notaio viene iscritto nel registro degli indagati nell’ambito di un’inchiesta di questo tipo.

Lottizzazione abusiva e torri fuori norma

L’accusa principale riguarda la lottizzazione abusiva: il terreno sarebbe stato frazionato in due lotti, uno dei quali destinato alla costruzione di tre torri residenziali alte tra i 27 e i 43 metri, per circa 200 nuovi residenti. Secondo la Procura, le caratteristiche del progetto – in termini di altezza, cubatura e vicinanza al Parco delle Cave, area di rilevanza ambientale – non avrebbero consentito la semplice Scia, ossia la Segnalazione certificata di inizio attività. Invece di un nuovo piano attuativo, obbligatorio per interventi di questa portata, sarebbe stata impropriamente utilizzata la formula della “ristrutturazione”, con vantaggi fiscali e urbanistici per i costruttori.

Oneri ridotti e vantaggi fiscali: le contestazioni della Procura

L’uso della Scia come “ristrutturazione” avrebbe comportato oneri di urbanizzazione ridotti – mancherebbero circa 600mila euro – e permesso di applicare IVA agevolata al 10% e detrazioni fiscali per gli acquirenti.

La Procura contesta inoltre allo Sportello unico per l’edilizia del Comune di Milano di aver consentito la monetizzazione delle aree pubbliche dovute, a un prezzo considerato “fortemente sottostimato”: meno di 200 euro al metro quadrato, ben al di sotto dei valori reali di mercato nella zona.

Commissione paesaggio nel mirino

Nel fascicolo figurano anche i membri della commissione paesaggio che diedero parere favorevole al progetto, tra cui l’ex presidente Giuseppe Marinoni. Per loro l’accusa è di falsità materiale e ideologica, insieme ai progettisti e ad alcuni dirigenti comunali. Gli inquirenti sostengono che siano stati rilasciati pareri non conformi alla normativa per consentire l’avvio dei lavori.

Le “famiglie sospese” e l’incertezza sul futuro del cantiere

Oggi il cantiere di via Cancano resta sotto sequestro, e con esso le speranze di decine di famiglie che avevano già firmato contratti di acquisto. La vicenda Residenze Lac è diventata emblema di una crisi di fiducia tra cittadini, professionisti e istituzioni, mettendo in luce le criticità del sistema edilizio milanese.

Con la chiusura delle indagini preliminari, gli indagati avranno ora la possibilità di presentare memorie difensive o chiedere nuovi atti istruttori. Sarà poi la Procura di Milano a decidere quali posizioni rinviare a giudizio.

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