Milano commemora Sergio Ramelli, ma si riapre il fascicolo sui saluti romani del 2018
Milano – Anche quest’anno Milano ha reso omaggio alla memoria di Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi, vittime della violenza politica degli anni Settanta. Mentre le istituzioni hanno deposto corone ai giardini dedicati a Ramelli, la Procura di Milano ha riaperto l’inchiesta su presunti gesti fascisti avvenuti durante la commemorazione del 2018. Celebrazioni istituzionali nel ricordo […]
Milano – Anche quest’anno Milano ha reso omaggio alla memoria di Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi, vittime della violenza politica degli anni Settanta. Mentre le istituzioni hanno deposto corone ai giardini dedicati a Ramelli, la Procura di Milano ha riaperto l’inchiesta su presunti gesti fascisti avvenuti durante la commemorazione del 2018.
Celebrazioni istituzionali nel ricordo delle vittime del terrorismo
Alla cerimonia erano presenti figure di spicco del panorama politico italiano, tra cui il Presidente del Senato Ignazio La Russa e numerosi rappresentanti di Fratelli d’Italia. “Sono passati cinquant’anni dalla morte di Sergio, e oggi la sua memoria è un invito a rifiutare ogni forma di violenza”, ha dichiarato La Russa, ricordando anche altre vittime degli anni di piombo, come Fausto e Iaio, in un’ottica di riconciliazione nazionale.
Il Sindaco Sala: “Serve rispetto, non tensione”
Anche il Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha presenziato come ogni anno, scegliendo però di non indossare la fascia tricolore, in linea con quanto fa in altre commemorazioni. A margine dell’evento ha espresso preoccupazione per la manifestazione prevista in serata da gruppi dell’ultradestra: “In un clima così delicato, sarebbe auspicabile non alimentare ulteriormente le tensioni. Le istituzioni sono qui per abbassare i toni e mantenere il rispetto.”
Dibattito aperto su una possibile via dedicata alle vittime
In merito alla proposta di intitolare una strada a Sergio Ramelli, Sala ha sottolineato: “Credo sia più giusto dedicare uno spazio cittadino a tutte le giovani vittime del terrorismo, senza distinzioni ideologiche. Sarebbe un gesto di memoria condivisa, anche se so che non metterà tutti d’accordo.”
Procura di Milano impugna l’assoluzione per il corteo del 2018
Nel frattempo, la Procura ha deciso di ricorrere in appello contro l’assoluzione, emessa in primo grado, nei confronti di 23 persone accusate di aver compiuto saluti romani durante la commemorazione del 29 aprile 2018. Il magistrato Enrico Pavone sostiene che l’evento non fosse una semplice manifestazione commemorativa, ma piuttosto una rievocazione esplicita di simboli e rituali legati al fascismo.
Preoccupazioni per la diffusione di ideologie estremiste
Nel suo ricorso, il pubblico ministero evidenzia un aumento significativo della partecipazione a tali manifestazioni, passata da 600 a oltre 1.200 persone tra il 2014 e il 2018, con una promozione sempre più attiva sui social. Secondo la Procura, questo fenomeno dimostrerebbe un rischio concreto di diffusione dell’ideologia fascista, in contrasto con quanto previsto dalla legge Scelba.
Rievocazioni e simboli fascisti al centro della controversia legale
La ricostruzione fornita dalla Procura indica che, nel 2018, i partecipanti si radunarono prima davanti alla chiesa dove si tennero i funerali di Ramelli e successivamente in via Paladini, sotto un murale a lui dedicato. In quel contesto sarebbero stati compiuti gesti come il saluto romano e la cosiddetta “chiamata del presente”, elementi che secondo l’accusa configurano una manifestazione politica di stampo fascista, al di là della presenza o meno di una struttura partitica.