Milano Cortina 2026, esplode la protesta: città blindata tra Utopiadi, ProPal e No Ice nel giorno dei Giochi
Con l’arrivo della Fiamma Olimpica si apre anche il fronte del dissenso: manifestazioni diffuse tra Milano, San Siro e i territori alpini
L’arrivo della Fiamma Olimpica a Milano non segna soltanto l’avvio simbolico dei Giochi invernali di Milano Cortina 2026, ma riporta in piazza anche il fronte delle contestazioni. Già da giovedì 5 febbraio ha preso forma una mobilitazione articolata contro l’evento olimpico, promossa dal Comitato insostenibili olimpiadi, una rete che mette insieme collettivi studenteschi, centri sociali, associazioni e realtà attive sui temi ambientali e sociali. La protesta si sviluppa lungo più giorni, fino all’8 febbraio, e trova il suo fulcro nelle cosiddette “Utopiadi”, una contro-narrazione sportiva che rivendica pratiche popolari e alternative ai grandi eventi.
Presìdi e slogan lungo il percorso della fiaccola
La prima giornata di mobilitazione si intreccia con la penultima tappa del viaggio della Fiamma Olimpica. Il passaggio del simbolo dei Giochi viene accompagnato da una campagna di denuncia rilanciata sui social e nello spazio urbano, con slogan che collegano l’evento sportivo ai conflitti internazionali e al ruolo degli sponsor. Dopo il transito nei comuni dell’hinterland, da Sesto San Giovanni a San Donato Milanese, la protesta si sposta nel cuore di Milano. Nel tardo pomeriggio un presidio davanti all’Università Statale definisce la fiaccola come emblema di un silenzio ritenuto complice, puntando l’attenzione sulla partecipazione di Israele ai Giochi e sulle responsabilità delle aziende partner.
Il giorno dell’inaugurazione tra università e centro città
La giornata di venerdì 6 febbraio, coincide con l’apertura ufficiale delle Olimpiadi e con un nuovo calendario di iniziative. Al mattino l’area universitaria diventa uno dei punti caldi della protesta, con una manifestazione studentesca contro la presenza degli agenti dell’Ice a Milano. Nel corso del pomeriggio è previsto anche un momento di confronto pubblico con l’attivista e sindacalista statunitense Chris Smalls, figura di riferimento delle mobilitazioni internazionali sul lavoro e sui diritti civili. In parallelo, in piazza Scala, viene annunciato un presidio contro quella che gli organizzatori definiscono una deriva repressiva e securitaria, destinata ad accompagnare i grandi eventi.
San Siro e le “Utopiadi”: la fiaccolata alternativa
Mentre allo stadio di San Siro va in scena la cerimonia inaugurale, la protesta si sposta a poche centinaia di metri dall’impianto. In viale Mar Jonio prende il via una fiaccolata anti-olimpica che segna l’apertura ufficiale delle “Utopiadi”. Un gesto simbolico che si sovrappone, in chiave critica, all’accensione del braciere olimpico e che rivendica un’idea di sport lontana dai riflettori, dai grandi investimenti e dalle logiche commerciali.
Non solo Milano: la protesta arriva in Valtellina
Il dissenso non resta confinato al capoluogo lombardo. In Valtellina, a Forcola, prende forma una protesta degli agricoltori contro i Giochi, ospitata nell’area del parcheggio Megashow e destinata a protrarsi fino a sabato. Una mobilitazione che intercetta il malcontento legato agli effetti economici, ambientali e infrastrutturali delle Olimpiadi sui territori montani, sempre più centrali nel dibattito pubblico.
Il corteo nazionale verso il Villaggio olimpico
Il momento politicamente più rilevante della settimana di proteste è atteso per sabato 7 febbraio, con un corteo nazionale che partirà da piazza Medaglie d’Oro. Il percorso sfiorerà il Villaggio olimpico, indicato apertamente come obiettivo simbolico della contestazione. L’area sarà però sottoposta a un imponente dispositivo di sicurezza, con un perimetro fortemente controllato. Un appuntamento che chiude una sequenza di mobilitazioni destinate ad accompagnare, dentro e fuori Milano, l’avvio dei Giochi di Milano Cortina 2026.