Milano-Cortina 2026, il conto olimpico che nessuno voleva: deficit stimato a 310 milioni e riserve già accantonate
Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 si trascinano dietro un’ombra finanziaria di dimensioni significative. Il bilancio della Fondazione Milano-Cortina evidenzia una previsione di deficit di 310 milioni di euro, cifra che rischia di salire fino a 400 milioni secondo la stima del rischio massimo contenuta in una delibera del Consiglio comunale milanese del 2022. Un quadro […]
Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 si trascinano dietro un’ombra finanziaria di dimensioni significative. Il bilancio della Fondazione Milano-Cortina evidenzia una previsione di deficit di 310 milioni di euro, cifra che rischia di salire fino a 400 milioni secondo la stima del rischio massimo contenuta in una delibera del Consiglio comunale milanese del 2022. Un quadro che stride con la promessa, formulata in sede di candidatura, di Giochi “a costo zero” per le casse pubbliche.
Costi lievitati e ricavi mancati: le cause del disavanzo
Il rosso previsionale affonda le radici in una doppia dinamica negativa. Da un lato, i costi di organizzazione sono cresciuti di circa 230 milioni rispetto alle valutazioni iniziali del 2019. Dall’altro, i ricavi si sono rivelati inferiori alle attese per circa 80 milioni. Il termine per la chiusura del bilancio è fissato al 31 dicembre 2026, data entro cui il passivo dovrà essere assorbito prima della dissoluzione del comitato organizzatore, soggetto per natura temporaneo. Il deficit, dunque, non è ancora definitivo, ma il margine di manovra si restringe con l’avvicinarsi dei Giochi.
Chi paga se la Fondazione non ce la fa: lo schema di ripartizione del rischio
Lo schema che regola la distribuzione del rischio finanziario tra i soggetti pubblici coinvolti è stato definito nell’Host City Contract, il documento che disciplina gli obblighi legati all’organizzazione dell’evento. In caso di deficit non coperto dalla Fondazione, lo Stato si farebbe carico del 50% dell’eventuale esposizione. La restante metà sarebbe suddivisa tra area dolomitica e area lombarda in quote uguali. All’interno della quota lombarda, Regione e Comune di Milano si dividerebbero il carico in parti eguali, ciascuno per il 25% del totale residuo.
Palazzo Marino e il Pirellone hanno già accantonato le riserve
Anticipando lo scenario peggiore, entrambi gli enti locali hanno provveduto negli anni scorsi a mettere da parte le risorse necessarie a coprire la propria quota di rischio massimo. Il Comune di Milano ha accantonato 100 milioni di euro, cifra corrispondente esattamente all’esposizione massima attribuibile secondo la delibera del 2022. La Regione Lombardia ha invece raggiunto una riserva di 137 milioni, destinata a far fronte a eventuali deficit gestionali. Si tratta, in entrambi i casi, di somme già iscritte nei rispettivi bilanci, non di risorse da reperire.
Entro dicembre la risposta definitiva: se e quanto dovranno pagare gli enti locali
Il quadro definitivo si delineerà solo a fine anno. Comune e Regione sapranno con precisione se e in quale misura dovranno effettivamente impegnare le proprie riserve solo alla chiusura del bilancio della Fondazione. Fino ad allora, le cifre accantonate restano una garanzia prudenziale. Ciò che è già certo, tuttavia, è che l’ipotesi di Giochi olimpici interamente autofinanziati appartiene ormai al passato della comunicazione politica, non al presente dei conti pubblici.