Milano-Cortina 2026, la Procura chiede l’archiviazione dell’inchiesta assunzioni ‘vip’: “Favoritismi ma nessun reato”
La Procura di Milano chiede l’archiviazione sul caso assunzioni alla Fondazione Milano-Cortina 2026: criticità e favoritismi, ma nessun reato.
La Procura di Milano ha chiesto al giudice per le indagini preliminari l’archiviazione dell’inchiesta sulle assunzioni effettuate dalla Fondazione Milano-Cortina 2026, finite al centro del dibattito pubblico per presunti favoritismi legati a figure vicine alla politica. L’indagine, avviata per ipotesi di abuso d’ufficio e turbativa d’asta a carico di ignoti, non ha fatto emergere profili penalmente rilevanti.
Nel fascicolo esaminato dalla Guardia di Finanza figurano 35 contratti di lavoro, tra cui quelli che hanno coinvolto anche familiari di esponenti istituzionali di primo piano, come la nipote dell’ex premier Mario Draghi e il figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa. Proprio queste assunzioni avevano alimentato polemiche e richieste di chiarimenti sulla trasparenza delle procedure.
Trasparenza carente e favoritismi: “nepotismo malsano”
Nella richiesta di archiviazione, i magistrati riconoscono una gestione criticabile del reclutamento del personale, con una applicazione giudicata insufficiente dei principi di pubblicità, imparzialità e trasparenza. Le posizioni aperte venivano pubblicate online, ma senza rendere noti i criteri di selezione né gli esiti delle valutazioni, lasciando le procedure di fatto riservate e poco verificabili.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, diverse assunzioni sarebbero avvenute anche a seguito di segnalazioni “calde” o insistenti, inoltrate tramite ambienti istituzionali. Un quadro definito dagli stessi inquirenti come di “nepotismo malsano”, che tuttavia – sottolinea la Procura – non integra una fattispecie di reato secondo l’attuale ordinamento.
Perché non ci sono reati contestabili
La richiesta di archiviazione si basa su due elementi giuridici centrali. Da un lato, il reato di abuso d’ufficio non è più previsto dalla legge. Dall’altro, l’ipotesi di turbativa d’asta non è applicabile alle assunzioni di personale, ma esclusivamente alle gare pubbliche per beni e servizi. Per questo, pur in presenza di anomalie, non è stato possibile procedere penalmente.
Le anomalie sui badge e le presenze
Nel provvedimento i pm segnalano anche criticità nella gestione delle presenze lavorative: i badge forniti ai dipendenti sarebbero stati utilizzati solo come strumenti identificativi e non per la rilevazione effettiva dell’orario di lavoro. Inoltre, mancherebbe documentazione su ferie, permessi, lavoro da remoto e trasferte, elementi che hanno contribuito a delineare un quadro organizzativo poco strutturato.
Nonostante l’assenza di reati penali, la Procura ha trasmesso gli atti alla Corte dei Conti, che valuterà l’eventuale esistenza di danni erariali legati alla gestione delle assunzioni. Un passaggio che mantiene aperto il fronte della responsabilità amministrativa.