Milano dice addio a don Antonio Mazzi, Sant'Ambrogio gremita tra applausi e commozione. Sala: "Per onorarlo bisogna far vivere la sua comunità Exodus"
Applausi all'arrivo del feretro, il testamento spirituale distribuito ai fedeli e l'apertura di Sala sul Famedio
Un lungo applauso ha accolto il feretro di don Antonio Mazzi al suo ingresso nella basilica di Sant'Ambrogio, dove nel pomeriggio di lunedì 3 agosto si sono svolti i funerali del sacerdote, educatore e fondatore di Exodus, scomparso lo scorso venerdì all'età di 96 anni. La cerimonia, iniziata alle 15, si è tenuta alla presenza di centinaia di persone, in una giornata segnata dal lutto cittadino proclamato dal Comune di Milano.
"I sogni sono sempre giovani", il saluto affisso davanti alla basilica
All'esterno dell'edificio era stata collocata un'affissione con il volto del sacerdote e una delle sue frasi più celebri, "I sogni sono sempre giovani". Tra le navate, molti ragazzi delle comunità indossavano magliette bianche con impressi altri motti diventati simbolo del suo pensiero: "Riservato a chi ha una tremenda voglia di vivere" e "C'è un tempo per nascere e un tempo per rinascere". Sul feretro era stato posato un girasole, mentre decine di volontari con la maglietta blu di Exodus stringevano calle rosse.
Istituzioni ed esponenti di sport e spettacolo presenti a Sant'Ambrogio
Ampia la partecipazione istituzionale alle esequie, presiedute dal vicario generale Franco Agnesi in vece dell'arcivescovo Mario Delpini, attualmente in Brasile. In basilica erano presenti il sindaco Beppe Sala, il presidente di Rcs Urbano Cairo, il prefetto Claudio Sgaraglia, l'assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, l'europarlamentare Giorgio Gori, don Luigi Ciotti, Beppe Marotta e Lele Mora. Tra gli omaggi floreali si sono distinte la corona firmata dalla Curva Sud e quella inviata dai Pooh, con Roby Facchinetti che già la domenica aveva fatto visita alla camera ardente.
L'omelia: "Quel ciao era il riassunto del suo Vangelo"
Il passaggio più intenso della funzione è arrivato con l'omelia di don Massimiliano Parrella, costruita attorno al saluto informale che don Mazzi aveva trasformato in una scelta di vita e di fede. "C'è una parola che risuona in questa abbazia e che don Antonio apprezzava: è 'ciao'. Oggi qui comprendiamo che quel ciao non era una semplice parola, era il riassunto del suo Vangelo", ha affermato il sacerdote. "Dietro quel ciao c'era tutto: il detenuto che non voleva più il suo futuro, l'operatore, il tossicodipendente, un Dio che non chiude mai la porta a nessuno. Oggi non ti salutiamo guardando indietro, ma guardando avanti perché il tuo ciao non chiude una storia, ma ne apre infinite altre".
Poco prima della conclusione del rito sono stati distribuiti volantini contenenti la cosiddetta preghiera del "ciao", indicata dallo stesso don Mazzi come proprio testamento spirituale da incidere sulla tomba: "Ciao è leggero come un bacio. Il ciao è dolce come un cioccolatino. Il ciao è fraterno come un abbraccio. Il ciao è travolgente come un sorriso. Il ciao: è tutto è niente è italiano è universale è familiare è maschile è femminile è singolare è plurale è laico è religioso. Il ciao lo voglio scritto sulla mia tomba perché dice, con quattro lettere, chi sono, cosa ho fatto e cosa farò. Signore, ciao!".
Al termine della funzione, nel piazzale antistante la basilica, la folla ha intonato "Io vagabondo" dei Nomadi, la canzone che il sacerdote veronese amava particolarmente: prima sottovoce, poi a piena voce. Il corteo funebre si è quindi diretto verso il tempio crematorio del cimitero di Lambrate.
Sala: "Sì al Famedio, ma la priorità è far vivere Exodus"
Il sindaco Beppe Sala, presente tra le prime file, ha assicurato il proprio sostegno alla proposta di iscrizione al Famedio avanzata da alcuni consiglieri, indicando però una priorità diversa: "C'è già una richiesta da alcuni consiglieri che io appoggerò senz'altro per il Famedio. Però vorrei un attimo sentire anche le persone che gli sono state vicine per capire cosa suggeriscono e poi anche per capire come andrà avanti la sua missione di Exodus che ormai svolge un ruolo importantissimo. Quindi penso che, al di là di una memoria simbolica tipo il Famedio, per onorare don Mazzi bisogna aiutare a far sì che Exodus vada avanti".
Don Ciotti: "Testimone di speranza, giustizia e accoglienza"
Il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, ha ricordato l'amico e confratello prima dell'inizio della funzione: "Il problema delle dipendenze è ancora più grave oggi. Mi pare di dire di lui che ha fatto davvero un grande percorso educativo. È stata la testimonianza cristiana che ha portato, evangelica, ma anche la responsabilità civile. Tre parole sono fondamentali nel Vangelo: speranza, giustizia, accoglienza. Lui ha testimoniato questo con Exodus. La nostra amicizia è stata saldare assieme la terra con il cielo". A margine della cerimonia ha poi aggiunto: "In questi anni abbiamo imparato che Dio non abita nei tabernacoli d'oro, dobbiamo cercarlo nelle strade dove la gente lotta per sopravvivere". Anche l'eurodeputato Giorgio Gori ha voluto ricordare il legame personale: "Ero molto amico di don Antonio. Ha fatto le sue battaglie fino all'ultimo giorno andando incontro ai più fragili: tutti i giorni ci dava delle lezioni".
Le voci di chi ha attraversato Exodus
Sul sagrato, in fila sotto il sole, si sono alternati per ore ex ospiti della comunità, volontari, educatori e semplici cittadini. "Sono venuta qui da Voghera perché al don devo tutto: per me è stato più di un genitore, perché ha avuto la forza di non abbandonarmi quando ero più debole. Mi ha insegnato a essere responsabile delle mie azioni", ha raccontato Anna, che anni fa aveva affrontato in Exodus un lungo percorso di recupero. Alfredo, volontario di uno dei laboratori educativi della Fondazione, ha voluto sottolineare il metodo del sacerdote: "Non faceva domande perché sapeva che una mano che ti tende aiuto non deve giudicare. E forse è questo uno dei più grandi insegnamenti che ci ha lasciato, insegnamento che, ora che lui non c'è più, spero sopravviva nel nostro lavoro". Tra la folla anche chi non si riconosce nella fede: "Io non sono credente, ma oggi volevo esserci", ha spiegato Fabrizio in coda per firmare il libro delle presenze. "Perché don Mazzi, per come l'ho sempre visto, era veramente una persona che stava con gli ultimi. Sono venuto a salutare non solo il prete, ma anche l'uomo che è un esempio per noi tutti".
Bandiere a mezz'asta a Palazzo Lombardia
Anche Regione Lombardia ha voluto rendere omaggio al sacerdote. Dopo l'esposizione del gonfalone regionale alla camera ardente allestita presso la Fondazione Exodus, lunedì le bandiere di Palazzo Lombardia sono state issate a mezz'asta. A rappresentare l'ente alle esequie sono stati il vicepresidente e assessore al Bilancio Marco Alparone, su delega del presidente Attilio Fontana, e l'assessore al Welfare Guido Bertolaso. "Vorrei condividere un ricordo personale: ho avuto l'opportunità di incontrare un uomo che mi ha insegnato quale sia il valore di non lasciare indietro nessuno", ha dichiarato Alparone. "Un modo di vivere, il suo, in cui la fede diventa servizio e missione. Sempre dalla parte degli ultimi, e sempre in maniera attenta e concreta".
Oltre quarant'anni al fianco dei giovani fragili
Nato a Verona nel 1929 e ordinato sacerdote nel 1956, don Mazzi aveva approfondito gli studi in pedagogia, psicologia e psicoanalisi delle istituzioni, dedicandosi fin dagli anni Sessanta all'educazione dei giovani. Dopo l'esperienza all'Opera Don Calabria, all'inizio degli anni Ottanta diede vita al progetto Exodus, nato nel cuore del Parco Lambro, nella periferia est di Milano, e destinato a diventare un riferimento nazionale per il recupero di ragazzi segnati da dipendenze, emarginazione e disagio familiare. Alla rete di comunità affiancò nel tempo attività di prevenzione, formazione e reinserimento sociale, convinto che la risposta alla tossicodipendenza non potesse esaurirsi nell'assistenza, ma dovesse passare dall'ascolto e dalla responsabilizzazione. Autore di decine di libri, editorialista e volto televisivo e radiofonico, ha accompagnato nel corso della sua vita migliaia di giovani in percorsi di rinascita.