Milano è la città più ricca d'Italia, ma anche la più cara, la più inquinata e la meno vivibile: il paradosso dello Smart City Index
Lo studio di Rome Business School dimostra che ricchezza e benessere non coincidono più
Milano è la città più ricca d'Italia, con un Pil pro capite di circa 52,8 mila euro, eppure è anche quella con il costo della vita più elevato e la peggiore qualità dell'aria tra le grandi metropoli del Paese. È il paradosso che emerge dal nuovo Smart City Index, l'indice elaborato nel report "Dove e perché si vive meglio in Italia?", pubblicato dal Centro di Ricerca Divulgativo di Rome Business School a firma di Francesco Baldi, docente dell'International Master in Finance presso Rbs, e Valerio Mancini, direttore del Centro e rappresentante della Consulta Roma Smart City Lab presso il Comune di Roma. Lo studio, che per la prima volta mette a confronto venti capoluoghi di regione italiani e le principali capitali europee lungo sei dimensioni di pari peso, economy, governance, mobility, environment, people e living, costruite su indicatori Eurostat e Ocse normalizzati su scala 0-100, colloca Milano solo alle spalle di Trento nella classifica generale della smartness.
Motore economico del Paese, ma con un costo troppo elevato
Sul piano economico Milano resta il principale traino nazionale: un Pil complessivo superiore a 228 miliardi di euro, un Pil pro capite di circa 52,8 mila euro, un tasso di disoccupazione al 4,3% e il primato assoluto nella dimensione economy dello Smart City Index, con 35,9 punti, quasi dieci punti sopra la seconda città in classifica. Un dato che convive però con un costo della vita tra i più alti d'Europa: in molte zone i prezzi immobiliari superano i 7.000 euro al metro quadrato, mentre il rapporto tra il prezzo medio di una casa di 80 metri quadrati e il reddito medio raggiunge circa 19,5 annualità di stipendio.
Aria e vivibilità quotidiana, i due punti deboli della città
Il capoluogo lombardo paga anche sul fronte ambientale: nella dimensione environment Milano crolla a 21,2 punti, con una concentrazione di PM2.5, le polveri sottili che misurano la qualità dell'aria, pari a circa 19,5 microgrammi per metro cubo, peggio di quasi tutte le altre città del campione, seconda solo a Torino, ferma a 19,2 punti con PM2.5 a 18 microgrammi per metro cubo. Anche nella dimensione living, quella più legata al benessere quotidiano, Milano oscilla tra 56,9 e 59,8 punti, lontana dalle prime posizioni della classifica nazionale. Secondo gli autori del report, il differenziale salariale rispetto ad altre città italiane non si traduce più automaticamente in un pari incremento di benessere per i residenti, a partire da studenti, giovani professionisti e lavoratori internazionali, la stessa popolazione che alimenta la crescita della città.
"Non basta avere un Pil elevato se il costo della vita riduce l'accessibilità. Non basta disporre di università di qualità se il mercato del lavoro non assorbe competenze. Non basta avere infrastrutture se la mobilità resta congestionata o l'ambiente urbano è fragile. La smart city non coincide con la città più grande, né necessariamente con quella più ricca", afferma Baldi, sintetizzando il senso del paradosso milanese.
Trento, Bologna e Padova superano Milano nella classifica generale
A guidare la classifica nazionale dello Smart City Index è Trento, con 52,7 punti, davanti a tutte le grandi aree metropolitane italiane, seguita da Aosta con 51,0 punti e da Bologna con 47,5. Il primato trentino nasce da un profilo equilibrato più che da un singolo punto di forza: il 46% di verde urbano, PM2.5 a soli 12 microgrammi per metro cubo, una speranza di vita di circa 85 anni e un rischio di povertà contenuto. Nella dimensione mobility Trento vola a 58,5 punti, con un abitante che impiega in media 14,5 minuti per percorrere 10 chilometri, contro i 31,6 minuti di Milano, i 30,8 di Roma e i 32,1 di Torino, un divario che colloca il capoluogo lombardo tra le città più congestionate del campione.
Il confronto con l'Europa: Milano dietro Barcellona
Nel confronto con le principali capitali europee, nessuna città italiana rientra tra le prime dieci. A guidare la classifica è Copenaghen con 63,2 punti, oltre dieci punti sopra Trento. In questo scenario, Milano si ferma ad appena 43,3 punti, collocandosi tra Barcellona e Atene, dietro alla gran parte delle città europee considerate, penalizzata proprio dal combinato di costo della vita elevato e qualità ambientale insufficiente. "Il limite italiano è quindi soprattutto la difficoltà di convertire dotazioni economiche, universitarie, culturali e istituzionali in performance urbane integrate", osserva Mancini.
Una nuova geografia delle scelte di vita
Il report collega questi risultati a un cambiamento strutturale più ampio: con la progressiva riduzione del vincolo geografico tra residenza e ufficio, sempre più professionisti scelgono dove vivere in base a qualità della vita, costo dell'abitare e servizi disponibili, non più soltanto in base alla vicinanza al proprio datore di lavoro. Una dinamica che, secondo gli autori, rischia di penalizzare nel tempo proprio le grandi metropoli come Milano rispetto a città di dimensioni medie, oggi in vantaggio nella capacità di attrarre talenti, imprese e investimenti. "Le persone non scelgono più soltanto dove lavorare, ma anche dove vivere meglio", conclude Baldi. "La città realmente intelligente non è quella che dispone semplicemente delle tecnologie più avanzate, ma quella che riesce a trasformare innovazione, sostenibilità e crescita economica in opportunità concrete per i propri cittadini".