Milano, giovani hacker rubano email di poliziotti e carabinieri per ricatti digitali
Sei ragazzi acquisivano credenziali istituzionali per ottenere dati riservati da Google, TikTok e Microsoft e minacciare le loro vittime
Tra il 2021 e il 2022 sei giovani milanesi, poco più che ventenni, hanno orchestrato un complesso schema di hackeraggio prendendo il controllo di tre caselle di posta elettronica istituzionali appartenenti a due agenti di Polizia e a un militare dei Carabinieri. Con queste credenziali, il gruppo ha inoltrato richieste ufficiali a grandi provider come Wind, Telecom, Vodafone, Iliad e Microsoft per ottenere dati sensibili dei clienti. L’obiettivo finale era semplice ma illecito: ricattare le vittime o accedere ai loro conti.
Minacce su scala internazionale
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, gli indagati hanno persino tentato di ottenere da Google account di privati cittadini, allegando falsi decreti antiterrorismo della Procura di Potenza. La rete criminale ha esteso le proprie operazioni anche a livello internazionale, contattando il Dipartimento di Stato americano con telefonate apparentemente provenienti dallo Stato Maggiore della Difesa.
Il gruppo non si è limitato a dati finanziari: hanno cercato informazioni su influencer e youtuber, ex partecipanti al programma televisivo Il Collegio, contattando TikTok e altre piattaforme per ottenere dati sensibili. Parallelamente, hanno testato software di sorveglianza e strumenti di tracciamento di criptovalute tramite Nso Group Technologies e Chainalysis.com. Le società coinvolte e il Viminale figurano come parti offese per accesso abusivo a sistemi informatici e sostituzione di persona.
Un business digitale
Le indagini delle pm Francesca Crupi e Bianca Maria Eugenia Baj Macario hanno rivelato che i sei giovani non hanno violato direttamente i server ministeriali, ma hanno ricevuto le credenziali da contatti anonimi sul dark web. Il movente era esclusivamente economico: guadagnare mediante ricatti o accesso ai conti delle vittime. Il compenso pattuito con l’organizzatore della rete criminale consisteva in una provvigione del 20% in valuta digitale, confermando come il cybercrime giovanile stia evolvendo in una vera economia parallela.