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Milano, il corteo contro il carovita si trasforma in due giorni di guerriglia: negozi saccheggiati, 104 agenti feriti e oltre 220 giovani in questura

Dopo il corteo contro il carovita di sabato 17 ottobre, domenica il ritrovo convocato sui social e nuovi assalti ai negozi tra via Torino e corso Garibaldi. Centoquattro agenti feriti, i commercianti stimano mezzo milione di euro di danni

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Era partita come una manifestazione contro il carovita. Si è chiusa con due giornate di devastazione nel cuore di Milano, tra vetrine sfondate, negozi svuotati e cariche ripetute davanti alla facciata del Duomo. Il bilancio complessivo parla di 104 operatori delle forze dell’ordine feriti e di quasi trecento persone accompagnate in questura nell’arco di quarantotto ore.


Il corteo di “Italia in piazza” e il muro di via Broletto


Il 17 ottobre almeno cinquemila persone hanno sfilato con “Italia in piazza” contro l’aumento del costo della vita, il prezzo dei carburanti, i salari fermi, le liste d’attesa della sanità pubblica e le condizioni degli edifici scolastici. Il primo scontro è avvenuto in via Broletto, dove tre cordoni di polizia e carabinieri in assetto antisommossa hanno bloccato la testa del corteo diretta verso via Cusani, sotto un lancio fitto di sassi, bottiglie, fumogeni e bombe carta. Lungo il percorso erano già state danneggiate pensiline Atm e le vetrate ai primi piani di alcuni palazzi storici.


Tre cariche in piazza Duomo e un’auto dei carabinieri distrutta


La tensione si è spostata rapidamente davanti alla cattedrale. La polizia ha fatto ricorso ai lacrimogeni mentre i turisti si allontanavano tra transenne e cestini rovesciati. Centinaia di manifestanti hanno caricato per tre volte lo schieramento al centro della piazza, costringendolo ad arretrare. Un’auto dei carabinieri rimasta isolata è stata devastata e svuotata, e anche alcuni blindati hanno riportato danni. Sotto il monumento a Vittorio Emanuele II sono stati incendiati un bagno chimico e una bicicletta del servizio di sharing.


Il fumo dei lacrimogeni ha raggiunto via Dante, affollata di famiglie, e il mezzanino della metropolitana, dove molti avevano cercato riparo: gli accessi centrali sono stati poi chiusi, dopo che alcuni giovani avevano prelevato estintori e manichette dalla stazione per svuotarli sulla piazza. In Foro Buonaparte una manifestante ha apostrofato un gruppo di giovanissimi incappucciati, facendo notare che nessuna carica era in corso e chiedendo quale senso avesse incendiare i cestini.


Il dirigente di polizia colpito da un sampietrino 


Tra i feriti della prima giornata figura Angelo De Simone, primo dirigente della polizia e responsabile del commissariato Garibaldi Venezia, colpito alla testa da un sampietrino. Dopo lo sgombero della piazza con l’idrante, gli agenti hanno risalito corso Vittorio Emanuele, dove erano state alzate barricate con cestini e transenne. Gli ultimi scontri si sono concentrati in piazza dei Mercanti, dove alcuni gruppi avevano riempito carriole di sampietrini.


I provvedimenti di sabato: 16 arresti, 11 riguardano minorenni


Nella sola giornata di sabato sono state 72 le persone portate negli uffici della polizia. Di queste, 16 sono finite in arresto: undici minorenni e cinque maggiorenni, tra cui una ragazza. Le contestazioni, a vario titolo, riguardano devastazione, lesioni aggravate e resistenza aggravata. Altri 22 giovani sono stati denunciati, undici dei quali minorenni. Per 19 ragazzi, 13 indagati e sei arrestati, è stato avviato il procedimento per l’applicazione del Daspo urbano.


L’appuntamento sui social e la seconda ondata


La seconda giornata era stata annunciata apertamente in rete. Dopo gli scontri di sabato sera è circolata l’immagine dell’auto dei carabinieri distrutta, accompagnata da un messaggio che fissava data e luogo: ritrovo in Duomo alle 15. All’ora indicata almeno duemila giovanissimi si sono radunati davanti alla cattedrale. Le forze dell’ordine, già schierate, hanno avviato i primi controlli accompagnando in questura per l’identificazione alcuni ragazzi sprovvisti di documenti, prima che la situazione degenerasse di nuovo.


La pressione maggiore si è concentrata in via Torino, dove numerose attività commerciali sono state prese di mira, ma le violenze si sono estese rapidamente a largo Cairoli, corso Garibaldi e largo La Foppa. I gruppi si sono mossi in modo frammentato, spostandosi da una zona all’altra, disperdendosi nei vicoli e ricompattandosi poco più avanti. Alle loro spalle sono rimasti cassonetti rovesciati, pensiline infrante, tavolini e sedie dei locali scaraventati sulla carreggiata, manichini trascinati fuori dalle vetrine. Tra i negozi saccheggiati anche il Decathlon di piazza Castello.


In piazza Duomo sono esplose bombe carta e contro gli agenti sono stati lanciati oggetti di ogni tipo. Polizia e carabinieri hanno risposto con lacrimogeni, idranti e, in alcune circostanze, con i manganelli per contenere i nuclei più aggressivi. In via Torino i reparti antisommossa sono entrati da entrambe le estremità con i blindati dopo una decina di minuti di saccheggio: la maggior parte dei responsabili è riuscita a dileguarsi nelle traverse, mentre meno di dieci persone sono state bloccate in piazza San Giorgio.


Fermati oltre 220 giovani: l'80% minorenni


Il bilancio della domenica parla di oltre 220 giovani accompagnati in questura, più dell’80% dei quali minorenni. È la cifra che restituisce la natura di quanto accaduto: non una frangia staccatasi da un corteo politico, ma una massa di adolescenti convocata attraverso i social network. Le associazioni dei commercianti quantificano intanto i danni in circa mezzo milione di euro.


La reazione del governo


Di fronte al ripetersi dei disordini la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato per lunedì una riunione sull’ordine pubblico, annunciando che non ci sarà indulgenza verso i violenti e richiamando la tutela dei cittadini e di chi garantisce la sicurezza. L’esecutivo sta valutando ulteriori strumenti normativi contro chi provoca devastazioni durante le manifestazioni.



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