Milano: la protesta di Ultima Generazione contro il DDL Sicurezza e per la giustizia climatica
Milano – Domenica 15 dicembre, intorno alle 19, Piazza Duomo è stata teatro di una protesta organizzata da cittadini di diverse realtà associative, che hanno espresso il loro dissenso contro il DDL Sicurezza, accusato di voler reprimere forme di protesta nonviolente e democratiche. La manifestazione ha visto la partecipazione di circa venti persone, munite di […]
Milano – Domenica 15 dicembre, intorno alle 19, Piazza Duomo è stata teatro di una protesta organizzata da cittadini di diverse realtà associative, che hanno espresso il loro dissenso contro il DDL Sicurezza, accusato di voler reprimere forme di protesta nonviolente e democratiche. La manifestazione ha visto la partecipazione di circa venti persone, munite di cartelloni e megafono, che hanno sensibilizzato i presenti sulla necessità di agire contro la crisi climatica e le sue drammatiche conseguenze, come dimostrato dalla recente tragedia di Valencia, dove un evento climatico estremo ha causato 229 vittime.
Un fronte comune per il diritto al dissenso e la giustizia climatica
Tra i partecipanti alla protesta vi erano rappresentanti di Ultima Generazione, della campagna Fondo Riparazione, dei Cobas, dei CARC, di Ribellione Animale, di Bruciamo Tutto e del movimento Diem25-Varoufakis. L’evento ha anche voluto esprimere solidarietà verso Greta e Toph, multate e sottoposte a daspo urbano a Venezia per una protesta silenziosa.
Francesco, 30 anni, ricercatore in fisica e tra i partecipanti, ha dichiarato: “A Valencia sono morte oltre 200 persone a causa di un evento climatico estremo, e in Sicilia assistiamo a scenari simili. Mentre il nostro pianeta si trova in una situazione drammatica, il governo discute leggi per criminalizzare il dissenso. Questa è una vergogna. Dobbiamo agire e mettere i politici di fronte alle loro responsabilità.”
Crisi climatica: una responsabilità politica ed economica
La manifestazione ha sottolineato l’urgenza di misure concrete per affrontare la crisi climatica. Gli organizzatori hanno criticato il PNACC (Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici), definendolo una “scatola vuota”, e hanno ribadito la necessità di istituire un Fondo Riparazione permanente e partecipato, da includere nel bilancio dello Stato. Questo fondo dovrebbe: risarcire le vittime di eventi climatici estremi e mettere in sicurezza i territori più vulnerabili.
Gli organizzatori propongono di finanziare il fondo attraverso: l’eliminazione dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD). La tassazione degli extra-profitti delle compagnie fossili. La riduzione delle spese militari e politiche.