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Milano, la scuola Leopardi trasforma le aule di sostegno in spazi inclusivi e innovativi con il progetto “Benessere a scuola”

Il sindaco Sala visita i nuovi spazi guidato da due alunni: “Progetti semplici che funzionano, non servono le alte tecnologie”

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La scuola primaria Giacomo Leopardi, dell’Istituto Comprensivo Ermanno Olmi di Milano, è tra i primi istituti cittadini ad aprire le porte alle aule “Benessere a scuola”, spazi ripensati per favorire apprendimento, collaborazione e crescita al posto delle vecchie aule di sostegno. Il progetto nasce nel 2023 dall’iniziativa di tre insegnanti: Francesca Di Fabrizio, responsabile della Funzione strumentale inclusione dell’IC Olmi, Eleonora Giacco, referente inclusione del plesso Leopardi, ed Elisa Stifanese, referente del medesimo plesso, che hanno partecipato al bando arredi innovativi del Comune di Milano.

Tre nuovi spazi: ludoteca, aula multisensoriale e laboratorio di studio

I nuovi ambienti comprendono la ludoteca “Mente in gioco”, l’aula multisensoriale “SensAzionale” e uno spazio di supporto allo studio denominato “Bodio Lab”. Questa mattina il sindaco Giuseppe Sala ha visitato le aule accompagnato da due alunni della scuola, Cesare e Isabella, che gli hanno mostrato le potenzialità dei nuovi spazi. “Ho avuto la dimostrazione che con progetti semplici i bambini si aiutano l’uno con l’altro, insieme. Non cose ad altissima tecnologia, ma progetti che funzionano”, ha commentato Sala, aggiungendo che le visite nelle scuole rappresentano per lui uno dei momenti più gratificanti del suo mandato.

La dirigente: “Da soli non si va da nessuna parte”

La dirigente scolastica Roberta Colombo ha sottolineato il valore del lavoro di rete tra scuola, famiglie e territorio, annunciando la firma di un patto di comunità con il quartiere. “Se facciamo queste cose lo dobbiamo a tutti quanti, perché da soli non si va da nessuna parte”, ha dichiarato. Sulla stessa linea Francesca Di Fabrizio: “Il percorso è stato lungo e faticoso, ma è stato possibile grazie al contributo di professionisti, aziende, genitori e associazioni. È stata una rete di connessioni umane che ci ha dimostrato che insieme si può.”

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