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Milano Libera contro il Piano Casa del Comune, la proposta di Massimiliano Lisa: “500 milioni l’anno per 3mila nuovi alloggi popolari”

Milano Libera critica il Piano casa del Comune e lancia un piano da 500 milioni l’anno per costruire 3.000 case popolari e rilanciare l’edilizia pubblica.

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La partita sulla casa entra nel vivo della campagna elettorale milanese. Massimiliano Lisa, candidato sindaco della lista civica Milano Libera, interviene duramente sul Piano straordinario per l’abitare promosso da Palazzo Marino, contestando l’impostazione dei recenti progetti di via Demostene, nel quartiere Gorla, e dell’operazione “Move in San Siro” in via Ricciarelli.

Secondo Lisa, l’attuale strategia affida troppo spazio agli operatori privati e non risponde in modo strutturale all’emergenza abitativa che attraversa la città. Un’emergenza che, ricorda, coinvolge oltre 20mila famiglie in attesa di un alloggio popolare.

Via Demostene e San Siro nel mirino

Nel caso dell’area di via Demostene, Milano Libera critica la concessione pluridecennale di suolo pubblico a soggetti privati per la realizzazione di un numero limitato di alloggi, con la possibilità di inserire funzioni commerciali. Una formula che, secondo Lisa, rischia di produrre benefici marginali per la collettività rispetto al valore del patrimonio ceduto.

Per quanto riguarda il progetto di via Ricciarelli, il nodo è diverso ma altrettanto politico: il Comune investe risorse pubbliche per riqualificare gli immobili, ma la gestione viene poi affidata a un operatore esterno con affitti ancorati al canone concordato. In una città dove anche il concordato può risultare oneroso per giovani e lavoratori a reddito medio, il rischio, sostiene Lisa, è che la leva pubblica non riesca a garantire reale accessibilità e finisca per trasferire al mercato la regia della politica abitativa.

La proposta: 500 milioni l’anno per edilizia pubblica

La controproposta di Milano Libera è netta: riportare in capo al Comune la progettazione, la costruzione e la gestione diretta delle case popolari. Dal 2028, secondo il piano illustrato da Lisa, l’amministrazione dovrebbe destinare 500 milioni di euro l’anno all’edilizia pubblica, utilizzando aree comunali, reinvestendo i canoni e mobilitando risorse europee, finanziamenti della Banca Europea per gli Investimenti e di Cassa Depositi e Prestiti.

Una parte significativa dei fondi sarebbe destinata anche alla manutenzione del patrimonio esistente, spesso in condizioni critiche. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: arrivare fino a 3.000 nuovi alloggi popolari l’anno, con un impatto concreto sul mercato degli affitti milanese.

Il confronto con le città europee

Lisa richiama modelli come Vienna, dove la presenza pubblica nell’edilizia ha contribuito a mantenere un equilibrio sociale, e Berlino, che negli ultimi anni ha invertito la rotta riacquistando immobili precedentemente privatizzati. Il messaggio politico è chiaro: una metropoli in cui chi lavora non riesce a permettersi un’abitazione non può dirsi sostenibile.

Per Milano Libera, la casa deve tornare a essere una funzione strategica del Comune, non una materia affidata prevalentemente a bandi e operazioni immobiliari. Una visione che punta a recuperare la tradizione milanese del Novecento, quando l’edilizia sociale rappresentava uno degli strumenti principali di governo urbano.

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