Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano (n°278 dell’11/10/2017) – Organo ufficiale dell’Osservatorio Metropolitano di Milano

Milano, panico in un parco a Lambrate: minaccia i City Angels con un coltello e aggredisce i carabinieri

Una serata di tensione in un’area verde della zona di Lambrate, a Milano, si è conclusa con il fermo di un cittadino egiziano, irregolare sul territorio italiano, dopo aver brandito un coltello contro un gruppo di volontari e aver poi opposto una violenta resistenza ai carabinieri. Le frasi pronunciate dall’uomo, tra cui un riferimento a […]

Di –

Una serata di tensione in un’area verde della zona di Lambrate, a Milano, si è conclusa con il fermo di un cittadino egiziano, irregolare sul territorio italiano, dopo aver brandito un coltello contro un gruppo di volontari e aver poi opposto una violenta resistenza ai carabinieri. Le frasi pronunciate dall’uomo, tra cui un riferimento a una presunta affiliazione all’Isis, hanno destato allarme. Non è emerso, però, alcun riscontro su legami con ambienti terroristici, mentre restano da chiarire le sue condizioni psichiche.

Le minacce ai volontari nel parchetto di via Pini

I fatti risalgono a lunedì 6 luglio, poco dopo le 22.30, nel giardino di via Pini, una traversa di via Rombon non lontana dalla stazione di Lambrate. Quattro volontari dei City Angels erano giunti nell’area per prestare assistenza ad alcune persone senza fissa dimora che vi trascorrono abitualmente la notte. Dall’area giochi sarebbe sbucato un uomo con il volto coperto da una maglietta indossata come una kefiah e un coltello a serramanico dotato di una lama di circa nove centimetri.

Dopo aver gridato “Allah Akbar”, secondo la ricostruzione avrebbe agitato l’arma intimando ai volontari in inglese di allontanarsi. I City Angels si sono ritirati di un centinaio di metri, hanno allertato il 112 e hanno impedito che altre persone, tra cui alcuni residenti in arrivo con i cani, entrassero nell’area. Il fondatore dell’associazione, Mario Furlan, ha elogiato la prontezza dei suoi volontari nell’evitare che la situazione degenerasse.

La colluttazione con i carabinieri

I militari del Radiomobile sono arrivati alle 22.53 e hanno trovato l’uomo seduto su una panchina. In un primo momento avrebbe assecondato le indicazioni, restando fermo e mostrando le mani. Poco dopo, però, si sarebbe rialzato portando la mano verso la tasca in cui custodiva il coltello. I carabinieri lo hanno bloccato prima che potesse aprire la lama, scatenandone la reazione: calci, pugni, sputi e tentativi di aggrapparsi ai cinturoni.

Nel corso della colluttazione l’uomo avrebbe cercato di sfilare la pistola d’ordinanza dalla fondina di uno dei militari, senza riuscirci, per poi far cadere a terra un carabiniere e morderlo a un avambraccio. Solo dopo una prolungata resistenza è stato immobilizzato e ammanettato. In accordo con il pubblico ministero di turno Paolo Pietro Mazza, è scattato il fermo con le accuse di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, porto abusivo di coltello e minacce.

La frase sull’Isis e l’ipotesi del delirio

Il fermato e il carabiniere ferito sono stati condotti all’ospedale Fatebenefratelli. Il militare è stato dimesso nella notte con una prognosi di cinque giorni per alcune abrasioni al ginocchio e per la lesione provocata dal morso. Durante la permanenza in ospedale l’egiziano avrebbe continuato a pronunciare frasi sconnesse, tra cui l’affermazione, annotata nel referto medico, di essere “un affiliato dell’Isis” con l’intenzione di uccidere dieci persone nel corso della serata.

Gli inquirenti, tuttavia, collocano queste dichiarazioni nel quadro di un comportamento apparentemente delirante. Non risultano elementi che confermino un’appartenenza a organizzazioni jihadiste né tracce di un piano concreto, e proprio le condizioni mentali dell’uomo potrebbero essere approfondite con una perizia.

Un profilo segnato da irregolarità e falsi nomi

Le verifiche nelle banche dati hanno restituito il quadro di un soggetto privo di titolo di soggiorno, le cui impronte digitali risultano associate a tre diversi alias. A suo carico figurano precedenti per ricettazione e invasione di terreni ed edifici. Nell’area giochi del parco sono stati inoltre rinvenuti alcuni oggetti di possibile provenienza furtiva, ora al vaglio degli investigatori.

La direttissima e la scarcerazione con divieto di rientro

Trascorsa la notte nelle camere di sicurezza della caserma Montebello, l’uomo è comparso il mattino successivo davanti al giudice per la direttissima. Assistito d’ufficio dall’avvocata Simona Giannetti, sostituita in aula dal collega Alessandro Tamisari, avrebbe offerto una versione dei fatti giudicata incoerente rispetto ai verbali e alle testimonianze. Il giudice ha convalidato il provvedimento ma ha disposto la liberazione, applicando il divieto di rientro nell’intera provincia di Milano e rinviando il processo a settembre. In vista dell’udienza, la difesa potrebbe chiedere una perizia psichiatrica per stabilire se l’uomo fosse capace di intendere e di volere al momento dei fatti.

Condividi questo articolo

Altre notizie