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Milano, perquisizioni sul presunto ricatto a Leonardo Maria Del Vecchio: nuove ombre sul dossieraggio clandestino della “Squadra Fiore”

Nuovi sviluppi nell’inchiesta sulla cosiddetta “Squadra Fiore”

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Nuovo sviluppo investigativo a Milano nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta “Squadra Fiore”, la presunta rete clandestina finita sotto la lente degli inquirenti per attività di dossieraggio illecito e raccolta abusiva di informazioni riservate. Nella mattinata di lunedì 20 aprile i carabinieri del Ros hanno eseguito diverse perquisizioni mirate, concentrandosi su un filone che riguarderebbe un presunto tentativo di pressione ai danni di Leonardo Maria Del Vecchio, imprenditore legato al gruppo Luxottica ed editore.

L’ipotesi investigativa: immagini usate come strumento di pressione

Al centro degli accertamenti vi sarebbe l’utilizzo di fotografie ritenute compromettenti, che secondo gli investigatori sarebbero state impiegate per esercitare pressioni sul giovane esponente della famiglia Del Vecchio.
Gli inquirenti stanno cercando di chiarire modalità, responsabilità e finalità dell’operazione, verificando se vi sia stato un vero e proprio tentativo di ricatto o un’attività preparatoria finalizzata a condizionare scelte personali o imprenditoriali.

Due nomi sotto la lente: ex carabiniere e collaboratore fidato

Le attività investigative avrebbero interessato in particolare due soggetti presenti a Milano: Vincenzo De Marzio, ex appartenente all’Arma dei carabinieri, e Mario Cella, indicato come persona vicina allo stesso Del Vecchio.
La loro posizione è al vaglio degli investigatori e, allo stato attuale, gli accertamenti sono finalizzati a ricostruire eventuali ruoli operativi, contatti e responsabilità nel presunto sistema oggetto dell’indagine.

Cos’è la “Squadra Fiore”: sospetti su una rete parallela

L’inchiesta ruota attorno all’esistenza di una struttura informale soprannominata “Squadra Fiore”, che secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe operato come una rete di intelligence privata capace di raccogliere dati sensibili su imprenditori, professionisti e figure pubbliche. Il presunto meccanismo si sarebbe basato sull’accesso illecito a banche dati istituzionali e archivi riservati, con l’obiettivo di ottenere informazioni da utilizzare come leva nei rapporti economici e personali.

Il collegamento con l’indagine Equalize

Questo nuovo filone si intreccia con il procedimento noto come “Equalize”, coordinato dalla Procura di Milano insieme alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Proprio da quel fascicolo sarebbero emersi elementi ritenuti utili per sviluppare ulteriori approfondimenti sul presunto sistema di dossieraggio. Si tratta di un’inchiesta ampia che negli ultimi mesi ha già prodotto numerosi atti giudiziari e notifiche investigative.

Secondo la ricostruzione investigativa, le informazioni ottenute illegalmente non sarebbero state raccolte per semplice curiosità, ma come strumenti di potere. Dati personali, movimenti finanziari, relazioni private e documenti sensibili avrebbero potuto essere utilizzati per influenzare trattative, mettere pressione a soggetti economici rilevanti o costruire campagne di delegittimazione

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