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Milano, scuola e istituzioni unite per la pace: il ricordo di Abanoub Youssef diventa impegno educativo alla Casa dei Diritti

Alla Casa dei Diritti un confronto pubblico su violenza giovanile, integrazione e responsabilità condivisa tra famiglie, scuola e politica

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Milano sceglie di fermarsi e riflettere. Il 30 gennaio, al Salone Conferenze “Franco Bomprezzi” della Casa dei Diritti, si è tenuta la Giornata Scolastica della Non Violenza e della Pace, un appuntamento carico di significato civile ed emotivo, dedicato alla memoria di Abanoub Youssef, lo studente diciottenne ucciso a La Spezia. Un nome che diventa simbolo di una ferita collettiva e punto di partenza per interrogarsi sul presente e sul futuro delle nuove generazioni.

Il ricordo di Abanoub ha attraversato l’intera iniziativa come filo conduttore di una riflessione più ampia sulle fragilità della società contemporanea. La violenza giovanile, il bullismo e il cyberbullismo non sono stati letti come episodi isolati, ma come segnali di un disagio profondo che chiama in causa famiglia, scuola e istituzioni. La cronaca diventa così lente per osservare le responsabilità educative e politiche, e per chiedere risposte che vadano oltre l’emergenza.

Un’alleanza educativa da ricostruire

Al centro del confronto è emersa con forza l’idea che la famiglia resti il primo luogo in cui si apprendono rispetto, empatia e gestione dei conflitti, ma che non possa essere lasciata sola. La complessità del presente richiede una vera alleanza educativa, capace di unire genitori, insegnanti, istituzioni e mondo politico. Senza questa rete, l’educazione alla pace rischia di rimanere uno slogan, invece di diventare pratica quotidiana.

Il ruolo delle istituzioni locali

Promossa dalla Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano insieme a Héctor Villanueva, fondatore di Expo dei Popoli e ideatore di Milano Siamo Noi, la giornata ha ribadito il ruolo strategico delle istituzioni locali. La presidente della Commissione, Diana Alessandra De Marchi, ha sottolineato l’impegno del Comune nel sostenere politiche educative inclusive e percorsi di prevenzione, con uno sguardo attento ai giovani e alle dinamiche di integrazione.

Scuola come spazio di dialogo e appartenenza

Nel dibattito è tornato centrale il tema della scuola come luogo non solo di istruzione, ma di formazione civica e umana. Héctor Villanueva ha richiamato l’urgenza di un modello scolastico capace di accogliere le diversità culturali e trasformarle in risorsa, soprattutto per gli studenti provenienti da contesti migratori. Una scuola che costruisca appartenenza, dialogo e senso di comunità.

Educare alla parola per contrastare la violenza

Un contributo significativo è arrivato dal giornalista e scrittore Biagio Maimone, che ha proposto l’introduzione della disciplina “Comunicazione e Linguaggio” fin dalla scuola primaria. Un’idea che punta a contrastare violenza verbale, esclusione e discriminazione partendo dall’educazione alla parola, intesa come strumento etico di relazione e costruzione del bene comune. Un richiamo che si inserisce in un orizzonte culturale più ampio, evocando anche il pensiero di Papa Francesco e Papa Leone XIV sul valore morale della comunicazione.

Il confronto è stato arricchito dagli interventi di rappresentanti istituzionali, associazioni e realtà del territorio, insieme a contributi culturali e sociali che hanno dato profondità al dibattito. Madrina dell’evento è stata Cecilia Gayle, cantante di fama internazionale e Ambasciatrice culturale dell’America Latina e dei Caraibi, a sottolineare la dimensione universale del messaggio di pace.

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