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Milano, strappa i manifesti di Blocco Studentesco e viene pestato davanti al liceo Einstein: grave un ragazzo di 20 anni

Il giovane, ricoverato al Policlinico con un trauma cranico, sarebbe stato raggiunto dal gruppo quando gli amici si erano già allontanati. La madre ha sporto denuncia ai carabinieri, il sindaco Sala e il Pd parlano di violenza politica

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Trauma cranico, ricovero d'urgenza e un intervento chirurgico. È il bilancio dell'aggressione subita nella sera di lunedì 28 settembre da un ragazzo di vent'anni davanti al liceo scientifico Einstein di Milano, al termine di un episodio nato attorno ad alcuni manifesti di Blocco Studentesco, la sigla giovanile vicina a CasaPound.


L'aggressione al liceo Einstein


Stando a quanto riportato da Adnkronos, il ragazzo era seduto su una panchina insieme a due amici quando si è accorto di alcuni giovani impegnati in un'affissione nei pressi dell'istituto. Avrebbe quindi rimosso i manifesti appena attaccati. Poco più tardi, rimasto senza compagnia, sarebbe stato avvicinato da più persone e colpito ripetutamente.


Il ricovero al Policlinico e la denuncia della madre


Soccorso e trasferito al Policlinico, il ventenne è stato operato nelle ore successive ed è tuttora degente. A formalizzare la denuncia è stata la madre, 54 anni, che si è presentata alla stazione dei carabinieri di Porta Monforte in vece del figlio.


Il Collettivo Politico dell'Einstein ha diffuso una propria versione, secondo cui i responsabili sarebbero stati dodici. Si tratta di un dato poi rilanciato da diversi esponenti politici, ma che al momento non trova conferma ufficiale. Tanto il numero quanto l'appartenenza dei partecipanti al pestaggio sono oggetto delle verifiche degli investigatori, impegnati a definire la dinamica e a dare un nome ai coinvolti.


Sala: "La violenza va sempre condannata". 


Il sindaco Giuseppe Sala è intervenuto sui propri canali social per esprimere piena solidarietà al giovane. Il primo cittadino ha ammesso che la speranza di aver archiviato la stagione delle aggressioni politiche si è rivelata infondata e ha ribadito che la violenza va condannata "senza ambiguità". Poi la rivendicazione: "Milano è e resta una città profondamente antifascista".


Le reazioni del Pd: da Capelli a Majorino


Sulla stessa linea il segretario cittadino dem Alessandro Capelli, che riprendendo il racconto del collettivo ha evocato modalità che "richiamano i metodi dello squadrismo" e ha sollecitato una presa di distanza netta da ogni forma di fascismo e da qualsiasi suo ritorno. Milano, ha aggiunto, conosce la propria storia e non può accettare fatti simili.


Ancora più severo Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale e membro della segreteria nazionale. L'esponente dem ha definito l'accaduto "gravissimo e totalmente inaccettabile", lo ha qualificato come aggressione fascista e ha sostenuto che chi rivendica la violenza come metodo non può trovare spazio in città.


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