Milano verso il World Longevity Summit 2027: un milanese su quattro ha più di 65 anni
Il ciclo di incontri "Toward World Longevity Summit 2027" ha messo in dialogo Milano con l'esperienza giapponese di Kyotango. Sul tavolo studi sul microbioma, modelli di mobilità pedonale e reti di welfare territoriale
Gli ultrasessantacinquenni residenti a Milano hanno superato quota 362mila e rappresentano quasi un quarto della popolazione. L'indice di vecchiaia si attesta a circa 194 anziani ogni cento giovani: significa che per ogni under 15 ci sono quasi due persone oltre i 65 anni. Dietro quelle cifre c'è una trasformazione che tocca l'organizzazione materiale della città, dai marciapiedi ai servizi domiciliari, e che la demografia ha reso non più rinviabile.
Il ponte con Kyotango
Il quadro emerge dal ciclo di incontri "Toward World Longevity Summit 2027", percorso di avvicinamento al secondo World Longevity Summit previsto nel 2027. Le giornate, svolte fra Salsomaggiore e Milano, hanno messo in contatto ricercatori italiani e giapponesi a partire dall'esperienza di Kyotango, località nota per la concentrazione di centenari. Il collegamento fra i due Paesi passa dall'Università di Milano-Bicocca, attraverso il lavoro della professoressa Stefania Bandini.
Dal microbioma ai modelli di urbanistca
Fra i contributi scientifici presentati, quello sul microbioma intestinale è il più specifico. La ricerca indica il ruolo dei batteri produttori di butirrato, in particolare il genere Coprococcus e la famiglia Lachnospiraceae, nella prevenzione della sarcopenia e nel mantenimento della massa muscolare. La loro presenza è influenzata dall'alimentazione, il che apre a interventi nutrizionali mirati.
Accanto alla biologia, il confronto ha portato modelli di pianificazione urbana e di gestione dei flussi pedonali elaborati dal professor Katsuhiro Nishinari dell'Università di Tokyo: strumenti che servono a progettare spazi percorribili in sicurezza da chi cammina più lentamente.
I quattro pilastri: relazioni, nutrizione, movimento e ikigai
L'esperienza di Kyotango, come riassunto da Bandini, poggia su quattro elementi: le relazioni sociali, l'alimentazione, l'attività fisica e l'ikigai, concetto giapponese che indica la ragione per cui vale la pena alzarsi la mattina. È l'ultimo a essere meno traducibile in politiche pubbliche, e insieme quello che distingue l'approccio giapponese da una semplice agenda sanitaria: la longevità viene trattata come questione di senso oltre che di salute.
Da Milano: punti d'ascolto contro la solitudine
Sul piano operativo il capoluogo lombardo ha avviato iniziative come CuraMI & ProteggiMI e ParteciPrato, che attivano punti di ascolto rivolti a chi vive solo e ai familiari che prestano assistenza. Il tentativo di superare la frammentazione dei servizi passa invece dall'Alleanza per la Grande Età, promossa dalla Fondazione Ravasi Garzanti, che mette in rete soggetti pubblici, privati, centri di ricerca e Terzo settore.
Scalvini: "Le risposte più efficaci nascono quando si agisce insieme"
"Questo confronto ha rafforzato una convinzione: le risposte più efficaci nascono quando ricerca, istituzioni e territori riescono ad agire insieme", afferma Felice Scalvini, direttore della Fondazione Ravasi Garzanti. "La longevità viene interpretata nel quadro della transizione demografica, come una dimensione che attraversa l'intero corso della vita e interroga welfare, città, relazioni e partecipazione".
Il compito che la fondazione si attribuisce è doppio: "Accompagnare le persone e, allo stesso tempo, convocare istituzioni, ricerca, cultura, servizi e filantropia intorno a questioni comuni, trasformando l'esperienza in conoscenza condivisa e capacità di cambiamento, con l'ambizione di fare della longevità un bene comune".