Mille infezioni alimentari l’anno a Milano: dall’uovo crudo al pesce mal conservato, l’Ordine dei Medici lancia un corso per rafforzare la prevenzione
Salmonella, Campylobacter e listeriosi tra i patogeni più diffusi. Il rischio maggiore si concentra nella ristorazione collettiva. Dal 13 maggio OmceoMi avvia una formazione a distanza per i medici del territorio
Le malattie a trasmissione alimentare rappresentano un problema di sanità pubblica rilevante e sistematicamente sottovalutato. Nel territorio dell’ATS Città Metropolitana di Milano si registrano ogni anno circa cento focolai, per un totale di quasi mille casi complessivi considerando l’insieme delle patologie coinvolte. Il quadro nazionale parla di diverse migliaia di casi annui, mentre a livello europeo le stime reali sono significativamente più alte rispetto ai soli casi confermati.
Tra le infezioni più frequenti in Italia si contano quelle da Salmonella (circa 2-3mila casi l’anno) e da Campylobacter (3-5mila), mentre la listeriosi, pur più rara con un centinaio di casi stimati, si associa a quadri clinici gravi e a un’elevata letalità, soprattutto nelle persone fragili.
Gli alimenti a rischio e il ruolo della ristorazione collettiva
I cibi che concentrano la maggior parte dei rischi sono noti ma non sempre adeguatamente considerati: uova e preparazioni a base di uova crude, carni poco cotte, latte e formaggi non pastorizzati, pesce crudo o mal conservato, alimenti pronti consumati senza adeguata refrigerazione. Il contesto di esposizione più critico, tuttavia, non è la cucina domestica ma la ristorazione collettiva: ristoranti, bar e mense rappresentano l’ambiente in cui si concentra una quota rilevante dei focolai, sia in Italia sia a livello europeo.
“In ambito europeo, una parte rilevante dei focolai è associata alla ristorazione e al consumo fuori casa, un elemento particolarmente critico in una realtà urbana come Milano”, sottolinea Maria Grazia Manfredi, responsabile scientifico dell’OmceoMi.
Un quadro epidemiologico in evoluzione: filiera complessa e nuove abitudini
Il profilo delle malattie a trasmissione alimentare non è statico. L’aumento del consumo di pasti fuori casa, la diffusione di prodotti pronti e la circolazione di alimenti provenienti da contesti geografici diversi rendono più articolata sia la prevenzione sia il controllo. “Assistiamo a un’evoluzione dei fattori di rischio”, evidenzia Marino Faccini, direttore del Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria di ATS Città Metropolitana. “La maggiore complessità della filiera alimentare e le nuove modalità di consumo richiedono un aggiornamento continuo delle competenze cliniche, in particolare per i medici delle cure primarie, che rappresentano il primo punto di contatto con il paziente”.
La tempestività nella segnalazione dei casi sospetti è in questo contesto determinante: consente di avviare l’indagine epidemiologica, campionare gli alimenti e interrompere la catena di trasmissione prima che un focolaio si espanda, in particolare nei contesti collettivi come scuole, aziende e strutture residenziali.
Il medico di famiglia come prima linea: la formazione di OmceoMi
Per rafforzare la capacità di risposta del sistema sanitario territoriale, l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Milano (OmceoMi) avvia dal 13 maggio un corso FAD asincrono dedicato alle malattie a trasmissione alimentare, disponibile per un anno. Il percorso formativo coinvolge esperti di numerose aree disciplinari e affronta in sequenza l’epidemiologia, i principali patogeni, gli alimenti a rischio, le procedure di segnalazione, la prevenzione, i controlli sugli alimenti e la gestione operativa dei casi, con casi clinici reali a corredo.
“Le malattie a trasmissione alimentare non possono essere considerate eventi banali” afferma Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei Medici di Milano. “In molti casi si tratta di condizioni autolimitanti, ma in altri possono evolvere in quadri clinici complessi, soprattutto nelle persone più fragili. È fondamentale che il medico sappia riconoscerle tempestivamente e attivare quando necessario i percorsi di segnalazione. Ma soprattutto occorre prevenire il rischio, con attenzione alla conservazione dei cibi e un rafforzamento dei controlli nelle cucine dei locali pubblici, come dimostrano recenti chiusure sul territorio, anche di locali molto noti”.