Monte dei Paschi di Siena, il Gip di Milano archivia l’inchiesta sui vertici: nessuna truffa né bilanci falsi
Il Gip di Milano chiude il caso sulla ricapitalizzazione del 2017: esclusi raggiri e responsabilità per gli ex dirigenti
Si conclude con un’archiviazione l’indagine che vedeva coinvolti alcuni ex vertici di Monte dei Paschi di Siena, accusati di truffa aggravata in relazione a una ricapitalizzazione pubblica da miliardi di euro. Il giudice per le indagini preliminari di Milano ha stabilito che non sussistono elementi per sostenere l’accusa, escludendo irregolarità nella gestione e nella comunicazione dei dati finanziari.
Tra le figure scagionate figurano l’ex amministratore delegato Marco Morelli e altri ex dirigenti già in precedenza prosciolti in un filone principale della vicenda.
Le accuse e l’origine dell’indagine
L’inchiesta prendeva le mosse da un esposto legato alle operazioni sui crediti deteriorati dell’istituto senese, con particolare riferimento all’intervento pubblico del 2017. Secondo l’ipotesi accusatoria, vi sarebbe stata una presunta condotta fraudolenta nella richiesta e nell’utilizzo dei fondi statali. Tuttavia, gli approfondimenti disposti dalla magistratura non hanno confermato la presenza di comportamenti ingannevoli né irregolarità tali da configurare un reato.
Nessun raggiro né dati alterati
Nel provvedimento di archiviazione, il giudice evidenzia come non siano emersi artifici o raggiri ai danni dello Stato. I dati di bilancio oggetto di contestazione non sono stati ritenuti falsificati e non si è configurata alcuna induzione in errore nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, indicato come possibile parte offesa. Secondo le valutazioni emerse, le istituzioni coinvolte erano pienamente consapevoli della situazione economica della banca al momento della richiesta di sostegno pubblico.
Un altro elemento centrale riguarda l’impiego delle risorse ottenute. Il giudice ha escluso la presenza di un profitto illecito, sottolineando che l’istituto possedeva i requisiti previsti dalla normativa e che i fondi non sono stati utilizzati per coprire perdite pregresse, ma gestiti secondo quanto previsto.
La posizione della difesa
La difesa degli ex dirigenti ha accolto con favore la decisione, parlando di piena correttezza e trasparenza nella gestione dell’istituto. È stato inoltre evidenziato come l’operato del management si sia svolto in coordinamento con le principali autorità di vigilanza, tra cui la Banca d’Italia e la Banca Centrale Europea.