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“Morire di caldo o morire di fame”: i rider di Milano scendono in piazza per chiedere tutele

Una giornata di mobilitazione promossa da Usb con lo slogan “Morire di caldo o morire di fame” porta martedì 7 luglio i rider milanesi a protestare per le vie della città. La richiesta principale rivolta al governo riguarda il riconoscimento della natura subordinata del lavoro svolto da chi effettua consegne per conto delle grandi piattaforme […]

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Una giornata di mobilitazione promossa da Usb con lo slogan “Morire di caldo o morire di fame” porta martedì 7 luglio i rider milanesi a protestare per le vie della città. La richiesta principale rivolta al governo riguarda il riconoscimento della natura subordinata del lavoro svolto da chi effettua consegne per conto delle grandi piattaforme di delivery. La giornata prevede un’assemblea alle 15 presso la sede Usb di via Padova, seguita alle 16 da un corteo diretto verso la prefettura.

Gli aumenti tariffari giudicati insufficienti dal sindacato

Secondo quanto diffuso da Usb, dietro l’alternativa “morire di caldo o morire di fame” si nasconde la condizione concreta vissuta dai rider: un’attività formalmente classificata come autonoma, ma organizzata di fatto secondo logiche tipiche del lavoro subordinato, all’interno di un sistema fondato sul cottimo e privo di tutele strutturali. In questo contesto, l’aumento di 0,50 centesimi sulla tariffa base introdotto da Glovo dal 1° giugno non avrebbe inciso in alcun modo sulla sostanza della condizione lavorativa dei rider.

Le misure sul caldo estremo prive di effetti concreti secondo Usb

Il sindacato contesta anche l’efficacia delle misure legate allo stress termico e alle sospensioni dell’attività nei giorni di caldo estremo, ritenendole prive di reale valore protettivo. Il nodo, spiega Usb, risiede nell’assenza di ammortizzatori sociali: senza il riconoscimento della subordinazione, fermarsi equivale a perdere reddito, mentre continuare a lavorare significa esporsi ai rischi legati alle temperature elevate.

Il nodo della subordinazione escluso dal tavolo di confronto

Per Usb è proprio la mancata qualificazione del lavoro come subordinato a lasciare irrisolti tutti i nodi principali, dal cottimo alla sicurezza fino alla continuità del reddito, impedendo qualunque intervento strutturale sulla materia. Il sindacato denuncia come questo tema sia stato rimosso dal tavolo di confronto attualmente in corso tra piattaforme, associazioni datoriali e alcune organizzazioni sindacali.

Usb chiede quindi che l’esecutivo assuma un ruolo diretto di garanzia, aprendo un tavolo nazionale che abbia come finalità il superamento di quello che il sindacato definisce falso lavoro autonomo, insieme al pieno recepimento della direttiva europea attraverso il riconoscimento della natura subordinata del lavoro dei rider.

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