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Nidi lombardi senza educatori, l’allarme di Assonidi: “Senza una deroga saremo costretti a tagliare i posti per i bambini”

A Milano chi viene assunto resta in media poco più di un anno. L’associazione denuncia il rischio che le strutture debbano ridurre i posti e sollecita percorsi formativi integrativi e regole più flessibili sulle assenze brevi

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Il Governo ha prorogato fino all’anno scolastico 2027/2028 il regime straordinario per le scuole paritarie, riconoscendo lo scarto tra il personale necessario e quello effettivamente disponibile. Sul fronte universitario, per il 2026/2027 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha chiesto 14mila posti per il corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria, circa quattromila in più rispetto all’anno precedente. In Lombardia, nel 2025/2026, 11.570 supplenti non sono stati convocati dalle graduatorie: il 57,39% del totale. Da qui parte la richiesta di Assonidi Confcommercio, che chiede perché un’analoga attenzione non venga riservata ai servizi per la fascia zero-tre anni.


Una carenza che dura da quasi 10 anni


L’associazione riconosce come positivo l’intervento sulle paritarie, ma rileva che la stessa difficoltà interessa i nidi da quasi un decennio, con una condizione che definisce quotidiana. Anche in questo comparto sono state introdotte misure temporanee per contenere l’erosione del personale qualificato. Il decreto legislativo 65 del 2017 ha ridefinito i requisiti per accedere alla professione, facendo salvi i titoli già riconosciuti dalla normativa regionale; la legge 109 del 2025 è poi intervenuta mantenendo in vigore, entro limiti temporali definiti, la validità di ulteriori qualifiche previste dalle disposizioni regionali precedenti. Misure che secondo Assonidi non hanno risolto il problema: reperire educatori qualificati resta un ostacolo concreto per le strutture lombarde.


A Milano la permanenza media scende sotto i 2 anni


Al nodo del reclutamento se ne aggiunge un altro, quello del ricambio continuo. Secondo una rilevazione del Centro Studi dell’associazione, in Lombardia chi viene assunto in un nido vi rimane mediamente meno di due anni, e nel capoluogo il dato scende a poco più di dodici mesi. Le strutture sostengono i costi della formazione pedagogica e dei corsi obbligatori sulla sicurezza, per poi veder partire il personale verso impieghi che consentono orari più flessibili e il lavoro da remoto, modalità per definizione incompatibile con un servizio educativo in presenza. Il turnover incide sui conti, sull’organizzazione dei turni e sulla continuità delle relazioni per i bambini.


Un ulteriore elemento di pressione riguarda i vincoli sul rapporto numerico tra educatori e iscritti. Assonidi porta un esempio concreto: anche un ritardo di pochi minuti da parte di un’educatrice può esporre la struttura a rilievi per il mancato rispetto degli standard previsti. Chi gestisce questi servizi, osserva l’associazione, opera sotto la minaccia costante di sanzioni e di provvedimenti che possono arrivare alla sospensione dell’attività.


Le richieste al Governo e alla Regione


Sul tavolo l’associazione mette tre punti. Il primo è una deroga temporanea e regolamentata sui requisiti per accedere alla professione. Il secondo riguarda l’attivazione di percorsi formativi integrativi, che accompagnino l’ampliamento della platea senza abbassare gli standard. Il terzo chiede una gestione più elastica delle assenze improvvise di breve durata, nel rispetto dei parametri di sicurezza e della qualità del servizio.


La proroga concessa alle paritarie dimostra secondo Assonidi che davanti a una criticità documentata è possibile introdurre soluzioni provvisorie in attesa di una riforma strutturale. Il medesimo criterio, conclude l’associazione, andrebbe applicato ai servizi zero-tre prima che altri nidi si trovino costretti a ridurre la capienza o a chiudere le iscrizioni.


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