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Nuovo DPR sugli impianti termici, scatta l’allarme degli artigiani: “Meno controlli alle caldaie, più rischi e inquinamento”

Unione Artigiani chiede al Ministero dell’Ambiente di rivedere il nuovo DPR

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La bozza del nuovo DPR che riforma i controlli sugli impianti termici domestici accende il dibattito. Secondo Unione Artigiani Milano Monza Brianza, il testo in fase di approvazione rappresenta un passo indietro su sicurezza, salute, efficienza energetica e tutela ambientale, riducendo drasticamente le ispezioni sulle caldaie e sulle pompe di calore nelle abitazioni.

Il punto più critico riguarda l’eliminazione delle verifiche in loco per gli impianti sotto i 70 kW, che rappresentano la quasi totalità del parco installato: circa 19 milioni di caldaie in Italia, di cui almeno 7 milioni con oltre 15 anni di vita. I controlli verrebbero affidati quasi esclusivamente a verifiche documentali, attivate solo in presenza di condizioni di rischio specifiche.

Artigiani: “Così si favoriscono comportamenti irresponsabili”

Secondo Marco Accornero, segretario generale di Unione Artigiani, questa impostazione rischia di premiare chi trascura la manutenzione: meno controlli reali significano più impianti inefficienti, più emissioni e maggiori pericoli domestici. Un problema che coinvolge direttamente anche gli impiantisti e i manutentori, da anni in prima linea nella prevenzione.

L’associazione evidenzia un altro nodo cruciale: i catasti regionali degli impianti funzionano in modo disomogeneo e spesso non comunicano tra loro. In molte aree del Paese manca l’interoperabilità tra dati di fornitori di gas, anagrafe, abitabilità e informazioni tecniche sugli impianti. In questo scenario, basare i controlli solo sulla documentazione rischia di renderli inefficaci o addirittura impossibili.

Sicurezza domestica a rischio senza verifiche sul campo

Le ispezioni dirette restano uno strumento fondamentale per individuare problemi legati a combustione, installazione o scarico dei fumi, difficilmente rilevabili da un controllo “su carta”. In un Paese con un parco impiantistico in parte obsoleto, la riduzione dei sopralluoghi potrebbe tradursi in più incidenti evitabili e minore tutela per i cittadini.

Con le nuove regole, i generatori di calore fino a 10 kW uscirebbero dal Catasto Impianti: niente libretto, nessuna tracciabilità. Una scelta che, secondo gli artigiani, riduce ulteriormente la capacità di controllo su impianti utilizzati anche in piccoli condomìni, aumentando le zone d’ombra del sistema.

Un solo controllo ogni quattro anni: standard al ribasso?

La bozza del DPR introduce come riferimento nazionale un controllo di efficienza energetica ogni quattro anni, salvo deroghe regionali da motivare in modo stringente. Un’impostazione che rischia di livellare verso il basso le esperienze virtuose, come quella della Lombardia, dove il sistema dei controlli è strutturato, con ispezioni a campione e verifiche periodiche che garantiscono meno inquinamento, più sicurezza e risparmio energetico.

Il nodo dei “bollini” e dei costi per i cittadini

La riduzione delle ispezioni apre anche una questione di coerenza economica. I contributi richiesti ai cittadini per finanziare i controlli – i cosiddetti “bollini” – hanno senso solo se legati a servizi reali. Senza verifiche effettive, avvertono gli artigiani, il sistema rischia di perdere credibilità.

Incidenti e vittime: i numeri non permettono distrazioni

I dati confermano che abbassare la guardia è pericoloso. Tra il 2019 e il 2023, secondo elaborazioni su dati del Comitato Italiano Gas, si sono verificati oltre 1.100 incidenti da gas canalizzato, con 128 vittime e quasi 1.800 feriti. A questi si sommano le morti premature legate all’inquinamento, ancora troppo elevate per ridurre i controlli.

La richiesta: rivedere il decreto e mantenere standard elevati

Unione Artigiani chiede al Ministero dell’Ambiente di rivedere il testo prima dell’approvazione e alle Regioni, a partire dalla Lombardia, di difendere gli standard di qualità esistenti. Perché, concludono gli artigiani, risparmiare oggi sui controlli potrebbe costare molto di più domani, in termini di sicurezza, salute e ambiente.

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