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Olimpiadi Milano-Cortina, doppia protesta in città: piazze in fermento tra Ice e Giochi contestati

Dal flash mob del centrosinistra contro gli agenti Usa alla mobilitazione antagonista: cresce la tensione a Milano verso il 2026

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Milano entra nel conto alla rovescia verso le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 con un clima tutt’altro che disteso. Alla vigilia dei Giochi, il capoluogo lombardo diventa teatro di una doppia mobilitazione che intreccia diritti civili, sicurezza e contestazione sociale. Due appuntamenti distinti, ma legati da un filo comune: la critica al modello di Olimpiadi che sta prendendo forma.

Il 31 gennaio la piazza contro l’Ice

Sabato 31 gennaio in piazza XXV Aprile il centrosinistra, insieme a sindacati e associazioni, è sceso in piazza contro la possibile presenza a Milano degli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement statunitense. La protesta ha richiamato il simbolo dei fischietti già usati nelle manifestazioni americane per segnalare l’arrivo degli agenti Ice.

Dal Pd ai Cinque Stelle, passando per Azione, AVS, Italia Viva e Rifondazione Comunista, la linea è netta: le Olimpiadi devono rappresentare i diritti umani, non modelli di sicurezza giudicati incompatibili con la tradizione democratica europea. Una posizione condivisa anche da molte realtà civiche e dal mondo associativo.

Sala contro Piantedosi e il “modello Trump”

Sul tema è intervenuto con parole durissime anche il sindaco di Milano, Beppe Sala, che pur non annunciando la sua presenza in piazza ha criticato apertamente il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Per il primo cittadino, l’eventuale arrivo dell’Ice rappresenterebbe un segnale sbagliato: un modello di sicurezza lontano dalla cultura istituzionale italiana e dall’idea stessa di Olimpiadi come evento di incontro tra popoli.

Intanto la protesta cresce anche fuori dalle piazze. Alleanza Verdi Sinistra rivendica decine di migliaia di firme contro la presenza dell’Ice, mentre movimenti ambientalisti e civici parlano apertamente di una progressiva militarizzazione dei grandi eventi. Il timore è che le Olimpiadi diventino un laboratorio permanente di misure eccezionali: zone rosse, restrizioni al dissenso, controlli rafforzati destinati a restare anche dopo il 2026.

Il 7 febbraio scendono in campo i centri sociali

La seconda data cerchiata in rosso è quella di sabato 7 febbraio. In questo caso la mobilitazione parte dall’area antagonista e dai centri sociali, con ritrovo nei pressi di Scalo Romana, cuore del futuro Villaggio Olimpico. Il neonato Comitato Insostenibili Olimpiadi annuncia una settimana di iniziative, in concomitanza con il passaggio della fiamma olimpica.

Il messaggio è ancora più radicale: i Giochi vengono descritti come insostenibili sul piano sociale, urbanistico e democratico. Nei comunicati si parla di una Milano blindata, di scuole chiuse e di una sicurezza spettacolarizzata, mentre l’arrivo di delegazioni internazionali diventa il simbolo di un evento percepito come distante dalla vita reale dei cittadini.

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