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Omicidio alla stazione di Milano Certosa, fermato un 19enne: indagini sulla pista Latin King

L’inchiesta sulla morte di Gianluca Ibarra Silvera registra il primo fermo. Un ragazzo di diciannove anni, di origini peruviane e residente a Canegrate, è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto con l’accusa di omicidio aggravato. La vittima, italo-ecuadoriana di ventidue anni, era stata accoltellata il 26 maggio sul binario 6 della stazione Milano […]

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L’inchiesta sulla morte di Gianluca Ibarra Silvera registra il primo fermo. Un ragazzo di diciannove anni, di origini peruviane e residente a Canegrate, è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto con l’accusa di omicidio aggravato. La vittima, italo-ecuadoriana di ventidue anni, era stata accoltellata il 26 maggio sul binario 6 della stazione Milano Certosa ed era morta poco dopo in ospedale per la gravità delle ferite. Per gli investigatori il giovane fermato sarebbe uno degli esecutori materiali dell’aggressione.

Una giornata di perquisizioni e interrogatori

Il provvedimento è maturato al termine di una serie di accertamenti condotti dalla Squadra mobile di Milano, nell’indagine coordinata dall’aggiunta Bruna Albertini e dal pubblico ministero Elio Ramondini. La svolta si è concretizzata venerdì 5 giugno, quando gli agenti della sezione Criminalità straniera hanno perquisito otto giovani, tutti di origine sudamericana e residenti tra il capoluogo e l’hinterland, poi accompagnati in Questura per essere ascoltati. Secondo quanto riferito dall’ANSA, i restanti sette non risultano al momento destinatari di misure restrittive, mentre le verifiche proseguono per definire il ruolo di ciascuno e ricostruire l’intera composizione del branco entrato in azione quella sera.

Gli indizi a carico del fermato

Nell’abitazione del diciannovenne sarebbero stati rinvenuti capi di abbigliamento compatibili con quelli indossati durante l’attacco. A gravare sulla sua posizione concorrono inoltre i riconoscimenti del fratello minore della vittima, Gianfranco, e di un amico colombiano di trentadue anni: entrambi erano presenti al momento dell’aggressione e sono riusciti a sottrarsi alla furia del gruppo.

Il filone investigativo sulla pandilla

Gli inquirenti stanno vagliando i possibili collegamenti della banda con i Latin King, organizzazione di matrice statunitense radicata da tempo anche in Italia. Stando alla ricostruzione, poco prima dell’aggressione mortale alcuni ragazzi avrebbero minacciato la famiglia Ibarra rivendicando l’appartenenza al gruppo e il controllo della zona. Il branco coinvolto sarebbe stato formato da almeno diciassette giovani, anche se non tutti avrebbero partecipato alla fase conclusiva dell’agguato. Le perquisizioni delle ultime ore avrebbero fornito elementi utili a rafforzare questa ipotesi e a delineare i movimenti del gruppo nell’area della stazione.

Cosa è accaduto sul binario 6

Gianluca Ibarra Silvera, incensurato, lavorava come allestitore di stand nella ditta del padre. La sera del 26 maggio si trovava nei pressi della stazione con il fratello Gianfranco, il padre Wilmer, la compagna di quest’ultimo Erika e un amico. La famiglia stava rientrando dopo una serata insieme quando si sarebbe verificato un primo contatto con il gruppo di giovani. Intorno alle 22, Gianluca, il fratello e l’amico colombiano sarebbero tornati verso i binari per prendere il treno diretto a Segrate, imbattendosi nuovamente nella banda. L’assalto sarebbe avvenuto con coltelli, forbici e cocci di bottiglia. Il ventiduenne avrebbe tentato la fuga, ma dopo essere inciampato più volte sarebbe finito nelle mani degli aggressori, colpito da una trentina di fendenti concentrati soprattutto nella parte bassa del corpo. Il colpo fatale avrebbe reciso l’arteria femorale, causando un’emorragia letale.

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