Omicidio Boiocchi, risarcimento da 150.000 euro alla famiglia: Ferdico e Simoncini versano i bonifici prima del verdetto
Nel processo milanese per l’omicidio di Vittorio Boiocchi, lo storico leader della curva Nord dell’Inter ucciso nel 2022, due degli imputati hanno versato un risarcimento complessivo di 150.000 euro ai familiari della vittima. Marco Ferdico, ex figura di vertice del tifo organizzato nerazzurro, e Pietro Andrea Simoncini, indicato come uno degli esecutori materiali del delitto, […]
Nel processo milanese per l’omicidio di Vittorio Boiocchi, lo storico leader della curva Nord dell’Inter ucciso nel 2022, due degli imputati hanno versato un risarcimento complessivo di 150.000 euro ai familiari della vittima. Marco Ferdico, ex figura di vertice del tifo organizzato nerazzurro, e Pietro Andrea Simoncini, indicato come uno degli esecutori materiali del delitto, hanno effettuato i bonifici rispettivamente alla moglie di Boiocchi, che ha ricevuto 45.000 euro, e alle tre figlie, ciascuna destinataria di 35.000 euro. Lo ha comunicato in aula l’avvocato Marco Ventura, legale dei familiari. La moglie e due delle figlie erano presenti all’udienza e tutti i congiunti restano parti civili nel procedimento, indipendentemente dai pagamenti ricevuti.
Beretta conferma: “La logistica era in mano ai Ferdico, io ho fornito arma, moto e denaro”
L’udienza è stata segnata dalla deposizione del collaboratore di giustizia Andrea Beretta, durata quasi tre ore, nel corso della quale il pentito ha ribadito con precisione la ripartizione dei ruoli nell’organizzazione dell’omicidio. “Io ho fornito l’arma, la moto e i soldi. La logistica era in mano ai Ferdico”, ha dichiarato Beretta, aggiungendo che il finanziamento dell’operazione, quantificato in 50.000 euro e segnalato da Mauro Nepi, proveniva dai proventi della curva Nord: biglietti, merchandising e fanzine. “Non ho mai saputo niente delle questioni organizzative. Sapevo a grandi linee chi erano i due esecutori”, ha precisato.
Beretta ha descritto quel periodo con parole cariche di tensione: “Ho vissuto quel periodo come fossi in guerra”, aggiungendo di aver successivamente consegnato alle autorità un arsenale di armi di sua proprietà.
Le difese puntano sull’attendibilità del pentito e sul ruolo di Gianfranco Ferdico
Le strategie difensive, in particolare quelle dei legali di Marco e Gianfranco Ferdico, si sono concentrate nel tentativo di scalfire la credibilità di Beretta e, soprattutto, di escludere qualsiasi coinvolgimento diretto del padre nel delitto, nonostante le ammissioni e le confessioni già agli atti. La prossima udienza, fissata per il 27 maggio, vedrà l’esame degli imputati ancora da sentire: Marco Ferdico, il padre Gianfranco e Simoncini.