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Omicidio di Chiara Poggi: al via a Milano il maxi incidente probatorio sui reperti mai analizzati

Milano – Ha preso ufficialmente nella mattina di martedì 17 giugno, presso la sede della Polizia Scientifica di via Fatebenefratelli, il nuovo incidente probatorio legato all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco. Un passaggio cruciale della nuova inchiesta che potrebbe riscrivere la storia giudiziaria del caso. Al centro delle analisi, una […]

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Milano – Ha preso ufficialmente nella mattina di martedì 17 giugno, presso la sede della Polizia Scientifica di via Fatebenefratelli, il nuovo incidente probatorio legato all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco. Un passaggio cruciale della nuova inchiesta che potrebbe riscrivere la storia giudiziaria del caso. Al centro delle analisi, una lunga serie di reperti raccolti all’epoca ma mai esaminati a fondo con le tecnologie oggi disponibili.

Un solo nuovo indagato: riflettori puntati su Andrea Sempio

L’indagine è stata riaperta sulla base di una richiesta della difesa di Alberto Stasi, già condannato in via definitiva ma da sempre dichiaratosi innocente. Attualmente, l’unico indagato è Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. Il nuovo scenario investigativo mira a chiarire eventuali dubbi e verificare se tracce genetiche e impronte, già isolate in passato, possano essere oggi attribuite con maggiore precisione.

Tecbologie avanzate per analizzare impronte, DNA e rifiuti domestici

Il lavoro dei periti si concentrerà su 58 impronte rinvenute su fascette adesive, residui alimentari, spazzatura trovata nella villetta, tamponi prelevati dal corpo di Chiara e frammenti di materiale come tappetini e contenitori. Particolare attenzione sarà dedicata a due elementi: una traccia genetica sotto le unghie della vittima e una parziale impronta digitale sulla maniglia della porta d’ingresso.

Grazie alle innovazioni scientifiche, sarà possibile effettuare analisi genetiche anche su campioni minimi o parzialmente deteriorati. Verrà verificata anche l’eventuale compatibilità delle tracce con il DNA di Sempio, Stasi e delle persone che frequentavano abitualmente la casa di via Pascoli. Si punta a distinguere tra materiale primario e contaminazioni da trasferimento indiretto.

Il pool di esperti e i tempi dell’indagine

Due i periti nominati dal giudice: Denise Albani, genetista della Polizia Scientifica, e Domenico Marchigiani, esperto in dattiloscopia. A loro si affiancheranno numerosi consulenti di parte, tra cui Luciano Garofano (ex comandante del RIS di Parma), Marzio Capra e altri esperti forensi. Il giudice ha stabilito un termine di 90 giorni per completare le operazioni, con un’udienza già fissata per il 24 ottobre.

Rischi di contaminazione e stato dei reperti

Una delle principali criticità riguarda la conservazione dei materiali. Alcuni reperti sono rimasti a temperatura ambiente per anni; altri, come le fascette adesive, risultano stoccati in faldoni processuali. Per evitare il rischio di contaminazioni, il prelievo e l’apertura dei materiali avverranno in ambienti sterili e sotto stretto controllo.

Tra i punti controversi, la “traccia 33” trovata sulla scala della cantina – mai presa in considerazione nei precedenti processi – e un frammento di muro che, secondo alcune fonti, potrebbe essere andato distrutto senza verbale ufficiale. Alcuni esperti chiedono ora di estendere il prelievo del DNA anche a chi ha avuto contatti con i reperti in passato, per escludere interferenze.

Un’indagine che può cambiare la storia del caso Garlasco

La nuova fase dell’inchiesta potrebbe avere un impatto decisivo sul caso Poggi, sollevando dubbi sulla condanna di Stasi o, al contrario, rafforzando le certezze emerse nei precedenti giudizi. La Procura di Pavia e la gip Daniela Garlaschelli puntano a una verifica definitiva, mentre le parti si preparano a una battaglia tecnica e scientifica che si annuncia complessa quanto delicata.

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