Omicidio Fiorenza Rancilio: dubbi sul test tossicologico del figlio imputato
Milano – Il caso dell’omicidio di Fiorenza Rancilio, figura di spicco della famiglia immobiliare legata al Gruppo Palladium, continua a sollevare interrogativi nel processo in corso presso la Corte d’Assise di Milano. La donna, 73 anni, è stata trovata morta il 13 dicembre 2023 nella sua abitazione di via Crocefisso a Milano. La vittima presentava […]
Milano – Il caso dell’omicidio di Fiorenza Rancilio, figura di spicco della famiglia immobiliare legata al Gruppo Palladium, continua a sollevare interrogativi nel processo in corso presso la Corte d’Assise di Milano. La donna, 73 anni, è stata trovata morta il 13 dicembre 2023 nella sua abitazione di via Crocefisso a Milano. La vittima presentava il cranio fracassato, presumibilmente colpita dal figlio Guido Pozzolini Gobbi Rancilio, 37enne con una diagnosi di schizofrenia paranoide e un passato di ricoveri psichiatrici.
Il mistero del test tossicologico
Un nodo cruciale del dibattimento riguarda l’assenza di un esame tossicologico al Policlinico di Milano, dove il 37enne era stato ricoverato per una “intossicazione da sostanza ignota” con sintomi evidenti come eloquio rallentato e biascicato. Nonostante fosse stato sottoposto a una lavanda gastrica, non è stato eseguito alcun test per rilevare la presenza di alcol o droghe. Circostanza che ha innescato un acceso confronto tra i periti psichiatrici.
Lo scontro tra periti sulla capacità di intendere e volere
Nel processo, presieduto dalla giudice Antonella Bertoja, si confrontano opinioni divergenti:
- I periti della procura (professori Raniero Rossetti e Pietro Pietrini) e della difesa sostengono che l’imputato fosse completamente incapace di intendere e di volere al momento dei fatti, a causa di pensieri deliranti e persecutori verso la madre e altre persone.
- I consulenti delle parti civili, rappresentati dallo zio Ermanno Camisasca e dal fratello Cesare Rancilio, ritengono invece possibile una semi-infermità mentale. Ipotizzando che il 37enne avesse un certo grado di controllo sulle sue azioni.
Gli elementi controversi del caso
Tra i dettagli emersi durante il processo:
- Consumo di alcol: L’imputato avrebbe ammesso di aver bevuto la sera prima, come riportato nel verbale di dimissioni ospedaliere. Secondo i consulenti, l’assunzione volontaria di alcol potrebbe influire sulla valutazione medico-legale del caso.
- Pulizia della scena del crimine: Gli ambienti della casa, tra cui l’armadio, il bagno e l’appartamento adiacente occupato dal 37enne, sarebbero stati ripuliti meticolosamente. I consulenti delle parti civili definiscono questo comportamento come “sistematico”, dimostrando un certo controllo. Tuttavia, la difesa ha annunciato l’intenzione di presentare prove per confutare questa tesi.