Omicidio Genini, svolta nelle indagini sulla profanazione della tomba: l’ex fidanzato Francesco Dolci iscritto nel registro degli indagati
L’uomo si era presentato spontaneamente in caserma per aiutare i carabinieri a ritrovare la testa del cadavere
Francesco Dolci, ex fidanzato e amico intimo di Pamela Genini, è stato iscritto nel registro degli indagati con le ipotesi di reato di vilipendio di cadavere e furto. La notizia segna una svolta significativa nelle indagini sulla profanazione della tomba della donna, uccisa il 14 ottobre scorso a Milano dal compagno Gianluca Soncin.
Dolci si era presentato spontaneamente presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Bergamo, dove è stato sottoposto a un lungo interrogatorio da parte del pubblico ministero Giancarlo Mancusi e dei militari del Nucleo Investigativo. Al suo fianco l’avvocata di fiducia Eleonora Prandi. Intorno alle 18 l’uomo ha lasciato il Comando. I carabinieri si sono quindi recati nella sua abitazione a Sant’Omobono Terme, in Valle Imagna, per eseguire una perquisizione.
Gli elementi che hanno cambiato il quadro investigativo
Nelle settimane precedenti Dolci si era mostrato collaborativo, presentandosi più volte in caserma con l’apparente intenzione di fornire indizi utili per ritrovare la testa trafugata dal feretro nel cimitero di Strozza. In quella veste aveva consegnato agli inquirenti un elenco di contatti della vittima e alcune fotografie della tomba. Elementi che ora, alla luce della sua iscrizione nel registro degli indagati, assumono un significato del tutto diverso nell’ottica della Procura.
Le indagini proseguono e i carabinieri cercano testimoni
L’attività investigativa avviata lo scorso marzo continua parallelamente all’interrogatorio di Dolci. I carabinieri hanno rinnovato l’appello alla cittadinanza chiedendo a chiunque abbia immagini o video ripresi nelle vicinanze del cimitero di Strozza di mettersi in contatto con gli investigatori. Per le segnalazioni è attivo un canale dedicato: email [email protected], con indicazione della data dello scatto, dei dati anagrafici e del recapito telefonico del mittente. Le autorità garantiscono la massima riservatezza a chiunque decida di collaborare a un’inchiesta che ha profondamente scosso la comunità bergamasca.