Ostetrica a domicilio in Lombardia, verso l’estensione regionale del servizio maternità
Assistenza post parto a casa: la Regione prepara il piano per tutte le ASST
La Lombardia si avvia ad ampliare su tutto il territorio regionale il servizio di continuità assistenziale ostetrica, conosciuto come “ostetrica a domicilio”. Dopo una prima fase sperimentale avviata in alcune aziende sanitarie locali, il modello dovrebbe essere esteso entro l’inizio dell’estate. La comunicazione è arrivata nei giorni scorsi attraverso una nota del direttore generale del Welfare regionale, Mario Melazzini, indirizzata al consigliere regionale del Partito Democratico Pietro Bussolati e, parallelamente, alla sindaca di Cernusco sul Naviglio Paola Colombo.
Cos’è l’ostetrica a domicilio e perché il servizio è considerato strategico
Il progetto prevede che, entro pochi giorni dalle dimissioni ospedaliere dopo il parto, una professionista raggiunga la madre e il neonato presso l’abitazione per una visita di controllo. Durante l’incontro vengono verificate le condizioni di salute di entrambi, fornito supporto pratico nella gestione dei primi giorni con il bambino e monitorati eventuali segnali di fragilità fisica o psicologica. Tra questi rientra anche il rischio di depressione post partum, fenomeno che riguarda una quota significativa di donne nel periodo successivo alla gravidanza.
Quando emergono necessità specifiche, il percorso può proseguire con ulteriori visite o con l’attivazione di consulenze specialistiche. Per gli addetti ai lavori si tratta di una misura preventiva che rafforza la salute materna, sostiene lo sviluppo del neonato e alleggerisce il carico iniziale sulle famiglie.
Dalla sperimentazione al piano regionale: come si è arrivati all’estensione
Il servizio era stato introdotto in forma pilota nell’estate del 2025 in alcune strutture sanitarie delle province di Bergamo, Como, Pavia, Varese e Valle Camonica, oltre all’IRCCS San Matteo di Pavia. La sperimentazione era stata resa possibile da fondi approvati nei bilanci regionali, con due stanziamenti successivi da 500 mila e 700 mila euro. Le risorse hanno consentito di avviare il modello e testarne l’organizzazione sul territorio.
Ogni realtà coinvolta aveva ricevuto indicazioni operative precise, tra cui strumenti di valutazione per stabilire priorità di intervento e possibili condizioni di rischio sociale. Il prossimo passaggio sarà ora il provvedimento amministrativo che allargherà il servizio a tutte le ASST lombarde.
Il ruolo dei Comuni: oltre trenta sindaci hanno chiesto il potenziamento
A sostenere la richiesta di ampliamento non è stata soltanto l’opposizione in Consiglio regionale. Anche numerosi amministratori locali della Città metropolitana di Milano si sono mossi formalmente per ottenere il servizio nei propri territori. Capofila dell’iniziativa è stata la sindaca di Cernusco sul Naviglio, Paola Colombo, che insieme ad altri primi cittadini ha portato il tema nei consigli comunali, raccogliendo un consenso trasversale. La domanda, spiegano gli amministratori, nasce direttamente dalle esigenze espresse da molte famiglie, che chiedono un accompagnamento più strutturato nei mesi successivi alla nascita di un figlio.
Pd Lombardia: “Ora va reso stabile e garantito a tutte le mamme”
Il Partito Democratico rivendica di aver portato il tema all’attenzione della Regione attraverso ordini del giorno ed emendamenti di bilancio presentati negli ultimi anni. Secondo Pietro Bussolati, l’estensione del servizio rappresenta un primo risultato concreto, ma il passo successivo dovrà essere la stabilizzazione definitiva della misura, evitando differenze territoriali nell’accesso. Il gruppo dem stima che per rendere strutturale il progetto serviranno risorse comprese tra i due e i tre milioni di euro annui, cifra che potrebbe tornare al centro del confronto politico nelle prossime sessioni di bilancio.
Consultori e personale: il nodo delle disuguaglianze territoriali
Uno dei punti più delicati riguarda la capacità operativa dei territori. In alcune province la rete dei consultori e il numero di ostetriche disponibili risultano più forti rispetto ad altre zone, soprattutto interne o periferiche.
Per questo, secondo diversi osservatori, l’estensione formale del servizio dovrà accompagnarsi a un potenziamento del personale sanitario e dei presidi territoriali, altrimenti il rischio è mantenere disparità tra aree urbane e territori meno serviti.