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Parrucchieri ed estetiste a domicilio, gli artigiani lombardi presentano un esposto contro le piattaforme online: “Regole uguali per tutti”

Confartigianato, CNA, CLAAI e Casartigiani denunciano un possibile vuoto normativo legato ai portali che prenotano servizi di bellezza a casa.

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Il crescente successo dei portali online che permettono di prenotare parrucchieri ed estetiste direttamente a domicilio, senza passare da un salone o da un centro estetico tradizionale, è finito al centro di un esposto presentato dalle principali associazioni artigiane della Lombardia. Confartigianato, CNA, CLAAI e Casartigiani hanno infatti segnalato questo modello di business al NAS dell’Arma dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza e all’AGCOM, chiedendo verifiche approfondite sulla sua compatibilità con le norme che regolano il settore.

Le associazioni non contestano il fenomeno in sé, ma la sua diffusione al di fuori dei confini fissati dalla legge. “La crescente domanda di servizi on demand e a domicilio dimostra che le abitudini dei consumatori stanno cambiando e che il settore potrebbe richiedere un aggiornamento delle regole”, osservano le organizzazioni firmatarie, riconoscendo quindi l’esistenza di una trasformazione reale nei comportamenti di acquisto.

Cosa prevede la normativa vigente sui servizi a domicilio

Al momento, tuttavia, resta in vigore un quadro normativo preciso. Le leggi di settore, la 175 del 2005 e la 1 del 1990, insieme ai regolamenti comunali e regionali, stabiliscono che l’attività di parrucchiere e di estetista possa essere esercitata soltanto da professionisti abilitati e all’interno di locali che rispettino specifici requisiti igienico-sanitari, urbanistici ed edilizi, previa presentazione della SCIA al Comune competente.

La normativa consente il servizio a domicilio solo in circostanze particolari, come la malattia o l’impedimento fisico del cliente, oppure in occasione di cerimonie, spettacoli o sfilate di moda. Al di fuori di queste ipotesi specifiche, secondo le associazioni, l’attività si svolgerebbe in una zona grigia non prevista dalle disposizioni attualmente in vigore.

Rischi igienico-sanitari e concorrenza sleale nel mirino delle associazioni

Nell’esposto, le organizzazioni artigiane sollevano alcune criticità concrete legate a questo tipo di servizio, a partire dagli aspetti sanitari. Vengono citati in particolare i rischi connessi alla sterilizzazione degli strumenti utilizzati fuori da un ambiente controllato, alla corretta gestione dei rifiuti prodotti durante i trattamenti e alla tracciabilità dei prodotti cosmetici impiegati sui clienti.

A questi elementi si aggiunge un tema di concorrenza: secondo le associazioni firmatarie, chi opera attraverso queste piattaforme eviterebbe i costi e gli adempimenti che gravano invece sugli operatori regolari, obbligati a rispettare normative in materia di sicurezza sul lavoro, prevenzione antincendio e primo soccorso. L’esposto sottolinea come questa situazione crei una disparità di trattamento nei confronti delle migliaia di imprese artigiane che ogni giorno operano nel pieno rispetto degli obblighi amministrativi, fiscali e di sicurezza previsti dalla legge.

“Regole uguali per tutti”, non un mercato senza regole

Le associazioni respingono l’idea di voler bloccare l’innovazione nel settore. “Se il legislatore riterrà opportuno consentire in modo strutturale queste nuove modalità di erogazione del servizio, il confronto è aperto. Ciò che non è possibile è che l’innovazione si trasformi in un’eccezione alle regole”, chiariscono le organizzazioni.

Il messaggio viene ribadito con chiarezza anche nella parte conclusiva del documento: “La questione non è fermare il mercato, ma garantire che il mercato evolva in modo equo. Se le regole devono cambiare, siamo pronti a discuterne. Ma devono cambiare per tutti. Perché un mercato moderno non è quello senza regole, ma quello in cui le stesse regole valgono per tutti”.

Coinvolti anche Ministero, Regione e Camera di Commercio

Oltre agli organi di controllo già citati, l’esposto, che chiede di verificare l’intera filiera amministrativa e fiscale riconducibile al portale segnalato, è stato trasmesso anche al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla Regione Lombardia, all’ATS di Milano, alla Camera di Commercio e alla Polizia Annonaria del Comune di Milano. Un ventaglio di destinatari che testimonia la volontà delle associazioni di portare la questione all’attenzione simultanea di più livelli istituzionali, dal controllo sanitario a quello fiscale, fino alla vigilanza sulle comunicazioni commerciali.

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