Peste suina, la Lombardia ottiene il declassamento delle aree a rischio: meno restrizioni e rilancio per la filiera suinicola
Via libera UE al declassamento delle zone per la peste suina in Lombardia
La Lombardia compie un passo decisivo nella gestione della peste suina africana. La Commissione europea ha approvato il declassamento di numerose aree precedentemente soggette a restrizioni, riconoscendo l’efficacia delle misure adottate dalla Regione. Un risultato che segna una svolta importante per il comparto agricolo e per la sicurezza sanitaria del territorio.
Gli assessori regionali al Welfare e all’Agricoltura, Guido Bertolaso e Alessandro Beduschi, hanno sottolineato come il traguardo sia il risultato di un’azione integrata e condivisa. Sorveglianza costante, controllo della fauna selvatica, rafforzamento delle misure di biosicurezza negli allevamenti e coordinamento tra istituzioni e operatori hanno contribuito a migliorare il quadro epidemiologico.
Milano e Lodi tornano zone libere
Tra i risultati più significativi, la completa uscita dalle restrizioni per tutti gli 82 comuni della Città Metropolitana di Milano, ora ufficialmente considerati area libera. Progressi rilevanti anche in provincia di Lodi, dove quasi tutti i comuni coinvolti vengono declassati, ad eccezione di San Rocco, che resta sotto osservazione a causa di recenti casi registrati nelle aree limitrofe.
Più articolata la situazione nel territorio pavese, storicamente tra i più colpiti. Qui, su 186 comuni inizialmente interessati, 77 sono stati liberati dalle restrizioni e 53 passano a un livello di controllo meno severo. Rimangono invece sotto monitoraggio più stringente 56 comuni dell’Oltrepò Pavese, dove la presenza del virus nella fauna selvatica richiede ancora misure di prevenzione elevate.
Un modello di gestione per le emergenze sanitarie
Il nuovo assetto territoriale sarà formalizzato nei prossimi giorni con la pubblicazione del regolamento europeo. Per Regione Lombardia, il risultato rappresenta la prova dell’efficacia di un sistema che ha coinvolto istituzioni, veterinari, enti scientifici, forze dell’ordine e operatori della filiera suinicola. Un lavoro di squadra che ha permesso di affrontare un’emergenza complessa, tutelando al tempo stesso la salute pubblica e la tenuta economica di un settore strategico.