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Post-Olimpiadi a Milano: FIMAA e Confcommercio discutono l’eredità dei Giochi tra immobiliare, infrastrutture e cultura sportiva

L’incontro del 20 maggio in Confcommercio Milano ha visto protagonisti Franco Bragagna e l’architetto Massimo Roj. Il presidente FIMAA Albanese: l’impatto più consistente sul mercato immobiliare si vedrà nel lungo periodo, con il completamento delle infrastrutture.

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Il 20 maggio, nella Veranda Liberty di Palazzo Castiglioni in corso Venezia, FIMAA MiLoMB e Confcommercio Milano Lodi Monza Brianza hanno organizzato un incontro dedicato all’eredità dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina, affrontando il tema da tre angolazioni distinte: urbanistica, immobiliare e culturale. Ospiti della serata Franco Bragagna, voce storica delle Olimpiadi e commentatore di 21 edizioni dei Giochi tra estivi e invernali, e Massimo Roj, architetto e designer con una lunga esperienza legata allo sport. L’evento è stato condotto da Mattia Dognini per Confcommercio Milano Lodi Monza Brianza e da Beatrice Zanolini, direttore FIMAA MiLoMB.

Immobiliare e infrastrutture: l’impatto sarà di lungo periodo

Ad aprire i lavori è stato Vincenzo Albanese, presidente FIMAA MiLoMB e vicepresidente Confcommercio MiLoMB, con una riflessione sul rapporto tra Olimpiadi e mercato immobiliare della Città Metropolitana. “L’impatto più consistente sul nostro territorio in campo immobiliare si avrà nel lungo periodo”, ha detto Albanese. “Una maggiore valorizzazione di tutti i territori coinvolti si osserverà con il completamento delle infrastrutture, alcune delle quali erano già attese da anni. Immobiliare e infrastrutture vanno da sempre di pari passo e sono fondamentali per una crescita di attrattività a livello nazionale e internazionale”.

Roj: gli impianti sportivi come infrastrutture sociali e urbane

Massimo Roj ha portato la prospettiva dell’architettura e della progettazione urbana, sottolineando come il valore di un impianto sportivo non si misuri solo nel momento della realizzazione o dell’evento: “Ciò che conta è la sua capacità di attivare relazioni, rigenerare parti di città e restare vivo nel tempo come spazio aperto alla comunità. Per questo servono visione e programmazione di lungo periodo, capaci di trasformare l’architettura sportiva in una vera infrastruttura sociale e urbana”. Un principio che vale tanto per i grandi palazzetti quanto per i playground di quartiere, tanto per le nuove costruzioni quanto per la riqualificazione di impianti esistenti.

Bragagna: la cultura sportiva nelle scuole, il nodo irrisolto

Franco Bragagna, testimone diretto di come le città si trasformino dopo le Olimpiadi, portando l’esempio di Sydney, ha riportato il discorso su un terreno più critico. “In Italia la cultura sportiva non esiste, o non esiste più un’effettiva connessione scuola-sport. A livello politico si promette, a volte anche legiferando, ma con pochi effetti”. Un’eredità che rischia di restare incompiuta se non si investe sulla diffusione dello sport come strumento educativo e di coesione sociale, a partire dall’infanzia.

Bragagna ha anche sottolineato il valore degli spazi informali e spontanei: “Talvolta, anche nelle grandi città, sono proprio gli spazi-gioco nati per germinazione spontanea a sviluppare coesione sociale”. Un richiamo a non concentrare l’attenzione solo sulle grandi strutture, trascurando i luoghi di prossimità in cui lo sport quotidiano prende forma.

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