Intelligenza Artificiale e processo penale: senza regole chiare il rischio è compromettere il diritto alla difesa
Fabio Di Venosa (Osservatorio Metropolitano di Milano): “L’AI può rafforzare le indagini, ma anche alterare la percezione della prova se non governata con trasparenza, verificabilità e controllo umano” L’intelligenza artificiale sta modificando profondamente il mondo delle investigazioni, della raccolta della prova e del procedimento penale. Ma insieme alle opportunità emergono rischi concreti legati all’affidabilità delle […]
Fabio Di Venosa (Osservatorio Metropolitano di Milano): “L’AI può rafforzare le indagini, ma anche alterare la percezione della prova se non governata con trasparenza, verificabilità e controllo umano”
L’intelligenza artificiale sta modificando profondamente il mondo delle investigazioni, della raccolta della prova e del procedimento penale. Ma insieme alle opportunità emergono rischi concreti legati all’affidabilità delle informazioni, alla manipolazione digitale e alla tenuta delle garanzie difensive.
Di questi temi si è discusso a Milano nel corso del convegno “Talk to the Future – L’Intelligenza Artificiale e impatto per la professione e nella società”, promosso dall’Ordine degli Avvocati di Milano presso la Biblioteca Ambrosoli del Palazzo di Giustizia lo scorso 21 maggio.
Tra i relatori della sessione dedicata alla “Criminal evidence” è intervenuto Fabio Di Venosa, investigatore privato e Responsabile Area Sicurezza dell’Osservatorio Metropolitano di Milano, con un contributo focalizzato sull’impatto dell’AI nelle attività investigative e nel processo penale.
“L’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento straordinario di supporto alle indagini, soprattutto nell’analisi di grandi quantità di dati, nell’OSINT, nella digital forensics e nell’individuazione di correlazioni investigative complesse”, ha dichiarato Di Venosa. “Ma esiste un tema centrale che non può essere ignorato: la sicurezza e l’affidabilità della prova generata, filtrata o interpretata tramite sistemi AI.”
Secondo Di Venosa, uno dei principali rischi è quello di attribuire all’intelligenza artificiale un’apparente oggettività che, in realtà, può nascondere errori metodologici, bias algoritmici, manipolazioni o assenza di verificabilità tecnica.
“In ambito penale”, ha proseguito Di Venosa, “non possiamo permetterci che un algoritmo diventi una ‘scatola nera’ incontestabile. Ogni elemento probatorio deve restare verificabile, riproducibile e sottoponibile al contraddittorio. Diversamente, il rischio è compromettere principi fondamentali dello Stato di diritto.”
L’Osservatorio Metropolitano di Milano evidenzia inoltre come la crescente diffusione di deepfake, contenuti sintetici, clonazione vocale e manipolazione automatizzata delle informazioni stia creando nuovi scenari di rischio sia per le attività investigative sia per il sistema giudiziario.
“La vera sfida”, ha concluso Di Venosa, “non è fermare l’innovazione, ma costruire una governance dell’AI che garantisca trasparenza, responsabilità, tracciabilità tecnica e centralità del controllo umano. La tecnologia deve supportare la giustizia, non sostituirne le garanzie.”
L’intervento si inserisce in un più ampio confronto interdisciplinare tra avvocati, esperti di tecnologia e operatori della sicurezza, volto ad approfondire gli effetti concreti dell’intelligenza artificiale sul futuro della prova penale e delle libertà individuali.