Processo d’appello Pifferi: attesa per la sentenza sull’omicidio della piccola Diana
Alessia Pifferi, accusata di aver lasciato morire la figlia di 18 mesi, vede la Procura chiedere conferma dell’ergastolo in Appello
È attesa per il 5 novembre la sentenza di secondo grado nel processo a carico di Alessia Pifferi, condannata in primo grado all’ergastolo per la morte della figlia di 18 mesi, Diana, avvenuta nell’estate 2022. La donna è accusata di omicidio volontario aggravato per aver lasciato la bambina sola per quasi sei giorni nell’appartamento di via Parea, con solo un biberon e una bottiglietta d’acqua.
La requisitoria della Procura generale
La sostituta procuratrice generale Lucilla Tontodonati ha chiesto la conferma dell’ergastolo, definendo la condotta di Pifferi “congrua” e sottolineando che la donna era pienamente capace di intendere e volere. «Si tratta di una vicenda dolorosissima, una delle più sconvolgenti degli ultimi anni», ha dichiarato la pg, ricordando che la bambina è stata lasciata in condizioni disumane, nel caldo di luglio, con le finestre chiuse e senza assistenza adeguata. La Procura ha definito la condotta “raccapricciante” ma deliberata, sottolineando la piena imputabilità dell’imputata.
Linea difensiva: deficit intellettivo e “vaso vuoto”
L’avvocata difensore, Alessia Pontenani, ha presentato la tesi della semi-infermità mentale, descrivendo la Pifferi come “un vaso vuoto che non riesce a ragionare”. Secondo la legale, Alessia non avrebbe agito con dolo pieno, ma a causa di un serio deficit cognitivo che ne limitava la capacità decisionale. La difesa ha chiesto quindi di valutare il dolo eventuale e una possibile derubricazione del reato.
Parere della criminologa e dinamica dei fatti
La criminologa Roberta Bruzzone, consulente della parte civile, ha evidenziato come la Pifferi agisse principalmente per i propri bisogni, senza considerare gli altri, nemmeno la figlia. Al momento del ritorno a casa e della scoperta della morte di Diana, Pifferi avrebbe effettuato una messinscena, chiamando la vicina e dando informazioni false ai soccorsi.
Secondo l’esperta, la capacità manipolativa dimostrata dalla donna evidenzia una consapevolezza delle azioni compiute, rafforzando la posizione della Procura.
La sorella Viviana: “Non la perdonerò mai”
All’esterno dell’aula, la sorella di Alessia, Viviana Pifferi, ha dichiarato di sperare che venga confermato l’ergastolo. «La condanna più grande sarebbe che capisse ciò che ha fatto – ha aggiunto –. Non la perdonerò mai per quello che ha tolto a Diana».