Processo sul CPR di via Corelli a Milano: respinti i patteggiamenti, accolte le parti civili. Polemiche sull’assenza del Comune
Il Ministero dell’Interno e diverse associazioni tra le parti civili, mentre il Comune di Milano resta escluso. Acceso dibattito politico sulla mancata costituzione dell’amministrazione comunale. Milano – Si è aperto il processo legato alla gestione del Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di via Corelli a Milano, con l’udienza preliminare che ha segnato decisioni […]
Il Ministero dell’Interno e diverse associazioni tra le parti civili, mentre il Comune di Milano resta escluso. Acceso dibattito politico sulla mancata costituzione dell’amministrazione comunale.
Milano – Si è aperto il processo legato alla gestione del Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di via Corelli a Milano, con l’udienza preliminare che ha segnato decisioni importanti: il Gup Mattia Fiorentini ha respinto le richieste di patteggiamento avanzate dagli imputati e accolto le istanze di costituzione di parte civile di diverse associazioni e del Ministero dell’Interno.
L’assenza del Comune di Milano tra le parti civili ha scatenato polemiche politiche, con critiche rivolte alla decisione dell’Avvocatura comunale di non presentare istanza, nonostante un ordine del giorno approvato in consiglio comunale ne avesse indicato la necessità.
Respinti i patteggiamenti per gli imputati
La società La Martinina, ex gestore del CPR, e i suoi amministratori Alessandro Forlenza e Consiglia Caruso, sono accusati di frode in pubblica fornitura e turbativa d’asta. Le richieste di patteggiamento – 20 mesi di sospensione delle attività e una multa da 15mila euro per La Martinina, e una pena di 1 anno e 8 mesi per Forlenza – sono state rigettate dal giudice in quanto ritenute non congrue rispetto alla gravità delle accuse.
Il processo proseguirà con la prossima udienza fissata per il 10 marzo 2025.
Le condizioni disumane al CPR e l’inchiesta
L’indagine, avviata dalla Procura di Milano in collaborazione con la Guardia di Finanza, ha portato alla luce gravi violazioni dei diritti umani all’interno del CPR di via Corelli. Migranti trattenuti in condizioni disumane, servizi igienici fatiscenti e assistenza sanitaria inadeguata hanno portato al commissariamento del centro e alla successiva assegnazione della gestione a un altro soggetto.
Le parti civili
Il giudice ha accolto le istanze di costituzione di parte civile del Ministero dell’Interno, di associazioni come Naga, Befree, ASGI, ARCI e Spazi Circolari, oltre a quattro migranti direttamente coinvolti. Tuttavia, il Comune di Milano, che aveva optato per non presentarsi come parte civile su consiglio dell’Avvocatura comunale, è rimasto fuori dal procedimento.
Secondo l’Avvocatura, i reati contestati non avrebbero causato un danno diretto all’amministrazione comunale, ma piuttosto alla Prefettura. Una posizione che ha scatenato un acceso dibattito politico, con critiche trasversali dalla maggioranza consiliare.