Processo urbanistica Milano, cittadini contro Palazzo Marino: “Il Comune resti a guardare o difenda davvero l’interesse pubblico?”
Lettera aperta a Sala sul caso piazza Aspromonte
Si riaccende il confronto politico e civile sulle inchieste urbanistiche milanesi. I 24 cittadini ammessi come parte civile nel procedimento relativo all’intervento edilizio di piazza Aspromonte hanno diffuso una lettera aperta indirizzata al sindaco Giuseppe Sala e alla città, criticando la scelta del Comune di Milano di non costituirsi parte civile nel processo. Palazzo Marino ha deciso, almeno in questa fase, di partecipare come persona offesa, riservandosi eventuali ulteriori valutazioni. Una posizione che i firmatari giudicano insufficiente e poco chiara.
Il nodo giuridico: persona offesa ma non parte civile
La distinzione è tecnica ma rilevante. Essere riconosciuti come persona offesa significa prendere parte al procedimento in quanto soggetto danneggiato dal presunto reato. Costituirsi parte civile, invece, comporta una partecipazione più attiva nel processo, con la possibilità di chiedere il risarcimento dei danni e sostenere direttamente le proprie ragioni in aula. Secondo i cittadini firmatari, la linea adottata dall’amministrazione rappresenta una scelta attendista che rischia di indebolire il ruolo pubblico del Comune nei procedimenti legati alla trasformazione urbana.
“Una crepa nel rapporto tra istituzioni e cittadini”
Nel documento la decisione della giunta viene descritta come il segnale di un rapporto deteriorato tra amministrazione e cittadinanza. I promotori della lettera sostengono che il Comune scelga di osservare senza intervenire pienamente, rinviando ogni decisione successiva. Una posizione che, a loro avviso, contrasta con la necessità di rappresentare in modo netto l’interesse collettivo nei casi che riguardano urbanistica, territorio e legalità amministrativa.
I residenti: “Suppliamo a un’inerzia istituzionale”
Uno dei passaggi centrali della lettera riguarda il ruolo assunto dai cittadini stessi nel procedimento giudiziario. I firmatari rivendicano di essersi fatti carico di un compito che, secondo la loro lettura, sarebbe spettato all’ente pubblico. Non si tratterebbe, spiegano, di un gesto simbolico, ma di una forma concreta di partecipazione civica. In sostanza, l’iniziativa giudiziaria viene presentata come risposta a quella che definiscono una mancanza di iniziativa istituzionale.
Nella parte finale del documento, i cittadini chiedono all’amministrazione una posizione più leggibile e politicamente assumibile. Domandano che venga riconosciuto il valore dell’azione civica e che il Comune assuma un orientamento coerente con i principi di responsabilità pubblica.