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Processo Visibilia, il principale accusatore in aula a Milano: “Piazza Affari tradita, perdite da 500mila euro per colpa di Santanchè”

Giuseppe Zeno testimonia al tribunale di Milano nel processo per falso in bilancio a carico dell’ex ministra e di altri 15 imputati. “Era l’unica a opporsi alle svalutazioni per gonfiare l’attivo”

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“Sicuramente è stato tradito il mercato.” Con queste parole Giuseppe Zeno, finanziere e portavoce della cordata di piccoli azionisti che ha dato avvio all’inchiesta con esposti e azioni legali, ha aperto la propria testimonianza al processo milanese che vede la senatrice di Fratelli d’Italia Daniela Santanchè imputata per falso in bilancio insieme ad altre 15 persone, tra cui il compagno Dimitri Kunz. Il processo, in corso presso la seconda sezione penale del Tribunale di Milano, riguarda presunte irregolarità contabili nelle società del gruppo Visibilia tra il 2016 e il 2022.

Bilanci falsificati dal 2019 e investitori indotti in errore

Secondo Zeno, i danni patrimoniali subiti dal suo gruppo ammontano a una cifra compresa tra i 450 e i 500mila euro. La falsificazione dei documenti contabili, a suo avviso, risale almeno al 2019 e al 2020, periodo in cui sarebbero stati rappresentati agli investitori “valori di bilancio che non erano reali”, con una sistematica induzione in errore di chi aveva acquistato titoli in Borsa. Una condotta che il teste ha definito un tradimento nei confronti di Piazza Affari e di chi vi aveva riposto fiducia.

“Santanchè responsabile senza ombra di dubbio”

Interpellato sulla responsabilità diretta dell’ex ministra del Turismo, Zeno non ha lasciato spazio a interpretazioni: “Santanchè è responsabile senza ombra di dubbio. Era l’unica che, stando ai documenti, si opponeva alla svalutazione dell’avviamento e alla revisione delle partite contabili riferite ai crediti da esigere”. Una posizione che, secondo il testimone, avrebbe avuto come effetto concreto quello di occultare il reale stato di crisi del gruppo editoriale e pubblicitario.

Un sistema di controllo che ha fallito: dalla revisione alla Consob

Le accuse di Zeno non si sono fermate ai vertici societari ma hanno investito l’intero sistema di vigilanza. Il finanziere, che opera dalle Bahamas, ha parlato di un “tradimento globale” che avrebbe coinvolto la società di revisione Bdo, il collegio sindacale e gli amministratori indipendenti: tutti soggetti che, a suo avviso, avrebbero mancato al proprio ruolo di controllo. Anche l’intervento di Consob e Banca d’Italia, che hanno successivamente comminato sanzioni alla società, sarebbe arrivato “con un po’ di ritardo”, a rimorchio dell’avvio del procedimento penale. I fatti, ha concluso il teste, sono documentati da Procura e Guardia di Finanza e rappresentano “un dato che non può essere contraddetto in nessun modo”.

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