Professioni legali e gender gap: alla Camera Arbitrale di Milano cresce la presenza femminile tra arbitri e mediatrici
Nel 2025 alla Camera Arbitrale di Milano quasi un arbitro su tre è donna e nella mediazione le mediatrici superano il 60%.
Nel mondo delle professioni legali il divario di genere resta evidente, ma alcuni segnali indicano un cambiamento in atto. Lo dimostrano i dati relativi al 2025 della Camera Arbitrale di Milano, che evidenziano una crescita significativa della presenza femminile nelle procedure di arbitrato, mediazione e composizione negoziata della crisi.
Secondo le statistiche diffuse dall’istituzione milanese, nelle procedure arbitrali amministrate lo scorso anno quasi un arbitro su tre nominato è stato di genere femminile. Una percentuale che supera la media internazionale del settore e che segnala una progressiva apertura verso una maggiore rappresentanza delle professioniste nei tribunali arbitrali.
Arbitrato, le nomine femminili aumentano
Nel 2025 nei procedimenti arbitrali gestiti dalla Camera Arbitrale di Milano sono state registrate complessivamente 316 nomine di arbitri, effettuate dalla stessa Camera, dalle parti coinvolte, dai co-arbitri o da altre autorità di nomina.
Di queste, 84 hanno riguardato professioniste, pari al 27% del totale. Il dato cambia però sensibilmente se si osserva chi effettua la scelta: quando la nomina spetta direttamente alla Camera Arbitrale, la quota femminile cresce in modo significativo. Su 84 arbitre nominate nel complesso, ben 67 sono state indicate direttamente dalla Camera o dal suo presidente, a conferma di una politica attiva nel favorire l’equilibrio di genere.
Mediazione: le donne guidano oltre il 60% dei procedimenti
La presenza femminile risulta ancora più marcata nel servizio di mediazione. Nel 2025 la Camera Arbitrale di Milano ha gestito 905 procedimenti di mediazione e in oltre sei casi su dieci la procedura è stata affidata a una mediatrice.
In totale sono state nominate 35 mediatrici per 617 casi, contro 19 mediatori coinvolti in 288 procedimenti. Le professioniste impegnate in questo ambito presentano profili molto diversi tra loro: circa il 60% sono avvocate, l’8,5% commercialiste, mentre la restante parte proviene da altre esperienze professionali, tra cui psicologia, pubblica amministrazione e ambito scolastico. L’età delle mediatrici varia dai 27 ai 77 anni, segno di una presenza trasversale tra generazioni e competenze.
Esperte della crisi d’impresa: meno numerose ma più incaricate
Uno scenario simile emerge anche nel campo della composizione negoziata della crisi d’impresa. A livello nazionale le donne rappresentano circa il 23% degli esperti iscritti negli elenchi ufficiali, mentre in Lombardia la quota sale al 25%.
Nonostante la minore presenza numerica, le professioniste hanno una probabilità di incarico proporzionalmente più alta rispetto agli uomini. In Lombardia, ad esempio, le donne rappresentano il 27% degli esperti effettivamente nominati, mentre a livello nazionale la percentuale si attesta attorno al 25%. Il dato suggerisce che, pur essendo meno presenti nelle liste complessive, le professioniste vengono scelte con una frequenza comparabile o superiore rispetto ai colleghi uomini.
L’obiettivo della parità nelle nomine
Nel 2025 la Camera Arbitrale di Milano ha rafforzato il proprio impegno sul fronte dell’equilibrio di genere diventando ufficialmente Società Benefit e fissando un obiettivo preciso: garantire una rappresentanza tra il 40% e il 60% per ciascun genere nelle nomine dei professionisti coinvolti nelle proprie procedure.
I risultati dell’ultimo anno indicano che il target è stato sostanzialmente raggiunto. Complessivamente sono stati nominati 228 professionisti: 100 donne, pari al 44%, e 128 uomini, corrispondenti al 56%. Le nomine hanno riguardato 174 arbitri e 54 mediatori.
Un impegno internazionale per l’equilibrio di genere
La strategia della Camera Arbitrale di Milano si inserisce in un percorso avviato già nel 2016 con l’adesione all’Equal Representation in Arbitration Pledge, iniziativa internazionale che promuove una maggiore presenza femminile nei tribunali arbitrali.
Secondo il direttore generale Stefano Azzali, negli ultimi anni l’impegno dell’istituzione si è tradotto in risultati concreti: quasi un arbitro su tre nominato è oggi una donna e, grazie alla trasformazione in Società Benefit, l’equilibrio di genere è diventato un obiettivo strutturale nelle procedure amministrate dalla Camera.
L’auspicio, sottolinea Azzali, è che anche parti, difensori e co-arbitri tengano sempre più conto del valore aggiunto di collegi arbitrali realmente rappresentativi, in cui competenze e professionalità femminili possano trovare pieno riconoscimento.