Rogoredo, chi è il 30enne che ha sparato alla polizia dopo aver rubato una pistola: ora è in coma
Dall’aggressione alla guardia giurata all’appello della famiglia dalla Cina: i giorni di Wenham Liu prima della sparatoria
È Wenham Liu, cittadino cinese di 30 anni, l’uomo rimasto gravemente ferito dopo il conflitto a fuoco con la polizia avvenuto domenica pomeriggio tra via Cassinis e piazza Federico Mistral, nella zona di Rogoredo. Il giovane è attualmente ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano in coma e in prognosi riservata, dopo essere stato colpito al volto e a una spalla durante l’intervento delle forze dell’ordine.
Il furto dell’arma e l’inseguimento
Secondo la ricostruzione degli investigatori, tutto ha avuto inizio intorno alle 14.30 in via Enrico Caviglia, quando Liu ha aggredito una guardia giurata e le ha sottratto la pistola d’ordinanza, una Walther P99. È stata la stessa vittima a lanciare l’allarme al 112 mentre l’uomo si allontanava armato. Poco più di mezz’ora dopo, il trentenne è stato intercettato dagli agenti dell’Uopi in piazza Mistral.
All’arrivo della pattuglia, la situazione è precipitata. Appena il capopattuglia ha aperto lo sportello del veicolo di servizio, Liu ha esploso alcuni colpi, che hanno colpito il cofano e lo specchietto retrovisore dell’auto della polizia. Gli agenti hanno risposto al fuoco con l’arma in dotazione, esplodendo quattro colpi, due dei quali hanno raggiunto l’uomo. Nessun poliziotto è rimasto ferito. Sul posto sono stati trovati l’arma rubata, i bossoli e gli indumenti dell’uomo, mentre i rilievi della Polizia Scientifica sono proseguiti per ore.
Una scia di episodi nei giorni precedenti
La sparatoria non rappresenta un episodio isolato. Nei giorni precedenti Liu era già stato fermato due volte. Il sabato precedente aveva aggredito un’altra guardia giurata nei pressi della stazione Centrale, colpendola alla testa con un bastone, venendo denunciato per porto di oggetti atti a offendere. In un’altra occasione era stato segnalato a Rogoredo mentre brandiva manici di scopa e dopo aver sottratto alcuni cacciaviti.
I dati anagrafici del trentenne coincidono con quelli di una persona segnalata come scomparsa all’interno della comunità cinese milanese. Nei giorni precedenti alla sparatoria, dalla Cina era stato diffuso un appello dai familiari, in particolare dalla moglie, che raccontava di aver perso ogni contatto con lui dopo che era salito su un taxi nella zona di via Donatello senza telefono né denaro. Nell’appello si faceva riferimento a gravi problemi psicologici e a uno stato di forte fragilità emotiva.
Le ipotesi degli inquirenti
Gli investigatori stanno ora cercando di chiarire cosa abbia spinto Liu a procurarsi un’arma e ad aprire il fuoco contro la polizia. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di un piano preciso o di un obiettivo specifico, ma non viene esclusa nemmeno la possibilità che l’uomo fosse in uno stato di profonda confusione mentale. Resta da comprendere anche se la scelta del luogo dove si è rifugiato sia stata casuale o legata ad altri fattori.