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Rogoredo, fermato il poliziotto che sparò al pusher: accusa di omicidio volontario

Milano, fermato l’agente Carmelo Cinturrino per l’uccisione di Abderrahim Mansouri a Rogoredo. Indagini su arma e favoreggiamenti.

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È stato sottoposto a fermo con l’accusa di omicidio volontario Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della Polizia di Stato che lo scorso 26 gennaio aveva sparato e ucciso Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo, a Milano. Il provvedimento è scattato all’alba di lunedì 23 febbraio su disposizione della Procura di Milano, al termine di una serie di approfondimenti investigativi coordinati dal pubblico ministero Giovanni Tarzia. Secondo gli inquirenti, il 41enne sarebbe gravemente indiziato di aver esploso il colpo mortale senza che la vittima impugnasse un’arma.

I dubbi sulla pistola trovata accanto al corpo

Uno degli elementi centrali dell’inchiesta riguarda la riproduzione di una Beretta rinvenuta vicino al corpo della vittima. Le verifiche tecniche e scientifiche avrebbero portato a ipotizzare che l’arma – risultata a salve – possa essere stata collocata in un secondo momento sulla scena. Una ricostruzione che contrasta con la versione iniziale fornita dall’agente, il quale aveva dichiarato di aver sparato da una distanza di circa 20-25 metri dopo essersi sentito minacciato.

Le indagini

La svolta è maturata dopo l’analisi delle immagini delle telecamere di sorveglianza, dei dispositivi telefonici e delle testimonianze raccolte dagli investigatori della Squadra Mobile e dalla Polizia Scientifica. Quattro agenti presenti in via Impastato sono stati iscritti nel registro degli indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Uno di loro, sentito dagli inquirenti, ha riferito di essersi allontanato subito dopo lo sparo per recuperare uno zaino dal commissariato di via Quintiliano. Le immagini confermerebbero che il poliziotto è rientrato in ufficio senza nulla ed è uscito con uno zaino. Secondo gli investigatori, proprio in quella borsa potrebbe essere stata custodita la pistola poi trovata accanto al corpo.

Le parole della legale della famiglia

Debora Piazza, avvocata dei familiari di Mansouri, ha commentato il fermo parlando di un epilogo atteso. La legale ha sottolineato la necessità di approfondire eventuali responsabilità di chi era presente sulla scena e di chiarire se un tempestivo intervento di soccorso avrebbe potuto cambiare l’esito della vicenda.

Perquisizioni e nuovi sviluppi

Parallelamente al fermo, gli investigatori hanno eseguito perquisizioni anche nell’abitazione della compagna dell’agente, in zona Corvetto. Gli inquirenti stanno verificando ogni elemento utile a ricostruire il contesto e l’eventuale movente. Secondo quanto emerge dagli atti, la Procura ritiene sussistenti esigenze cautelari legate al rischio di reiterazione del reato, possibile inquinamento delle prove e pericolo di fuga. Nelle prossime ore sarà avanzata richiesta di custodia cautelare in carcere al giudice per le indagini preliminari.

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