Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano (n°278 dell’11/10/2017) – Organo ufficiale dell’Osservatorio Metropolitano di Milano

Rozzano, confermati in appello i 27 anni di carcere per l’omicidio di Manuel Mastrapasqua, ucciso per un paio di cuffie

La Corte d’Assise d’appello di Milano ha confermato integralmente la condanna a 27 anni di reclusione nei confronti di Daniele Rezza, il ventunenne riconosciuto colpevole dell’omicidio di Manuel Mastrapasqua, avvenuto la notte dell’11 ottobre 2024 a Rozzano, comune dell’hinterland milanese. L’unica modifica rispetto alla sentenza di primo grado riguarda l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi, mentre […]

Di –

La Corte d’Assise d’appello di Milano ha confermato integralmente la condanna a 27 anni di reclusione nei confronti di Daniele Rezza, il ventunenne riconosciuto colpevole dell’omicidio di Manuel Mastrapasqua, avvenuto la notte dell’11 ottobre 2024 a Rozzano, comune dell’hinterland milanese. L’unica modifica rispetto alla sentenza di primo grado riguarda l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi, mentre l’impianto accusatorio resta invariato.

La dinamica dell’aggressione

Mastrapasqua, 31 anni, stava rientrando a casa al termine del proprio turno di lavoro presso un supermercato di via Farini, a Milano. Era da poco sceso dal tram quando fu raggiunto e colpito con un fendente all’altezza del cuore. L’aggressore si impossessò di un paio di cuffiette wireless dal valore di circa 14 euro, l’unico bottino ricavato dalla rapina.

La decisione dei giudici di secondo grado

Il collegio, composto da Ivana Caputo e Franca Anelli, ha confermato la responsabilità dell’imputato per omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa e per rapina aggravata, ritenendo le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate. La pena resta quella già stabilita il 2 luglio 2025, in linea con quanto richiesto anche dalla sostituta procuratrice generale Olimpia Bossi. Confermati altresì i risarcimenti riconosciuti alle parti civili, ovvero la madre e i due fratelli della vittima, rappresentati dall’avvocata Roberta Minotti. Il deposito delle motivazioni della sentenza è atteso entro il 20 settembre.

Dalla fuga all’arresto: la ricostruzione dei fatti

Una volta fermato, Rezza aveva ammesso di essersi avvicinato a Mastrapasqua con l’intenzione di derubarlo, dichiarando agli inquirenti: “Quando l’ho visto volevo prendergli tutto: soldi, cellulare, qualsiasi cosa potessi rivendere”. Subito dopo l’aggressione, il giovane consegnò le cuffiette sottratte al padre, che se ne disfece, per poi essere accompagnato alla stazione di Pieve Emanuele. Da lì il ventunenne raggiunse Pavia in treno e successivamente Alessandria in autobus, città dove venne fermato il 13 ottobre 2024.

Il procedimento d’appello era stato riaperto in seguito all’accoglimento, da parte della difesa, di una richiesta di perizia psichiatrica sull’imputato. L’accertamento condotto dalla psichiatra Mara Bertini ha comunque stabilito che Rezza era pienamente capace di intendere e di volere nel momento in cui commise il delitto. La relazione peritale ha evidenziato alterazioni nella regolazione delle emozioni e forme di aggressività sia reattiva sia proattiva, definite clinicamente rilevanti ma non sufficienti a configurare, sul piano giuridico, una condizione di infermità mentale.

La richiesta di giustizia riparativa e la posizione dei familiari

Resta sospesa la decisione della Corte su una nuova istanza di accesso alla giustizia riparativa, avanzata nuovamente dalla difesa dopo che una richiesta analoga era già stata respinta durante il giudizio di primo grado. Anche in questa occasione i familiari di Manuel Mastrapasqua si sono opposti fermamente. Per loro, la sentenza d’appello conferma la sostanza di quanto già accertato: un uomo di 31 anni ucciso mentre rientrava dal lavoro, per una rapina dal valore economico irrisorio, in un episodio di violenza che ha lasciato un segno profondo su Rozzano e sull’intero territorio milanese.

Condividi questo articolo

Altre notizie