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Salute del fegato, screening gratuiti il 18 ottobre in piazza Cordusio sull’unità mobile della Croce Rossa

Elastografia epatica e test rapidi dal pungidito, senza prenotazione, dalle 10 alle 18. Promuove l’iniziativa l’Associazione COPEV con il patrocinio di Fondazione Cariplo

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Un mezzo attrezzato della Croce Rossa Italiana sosterà in piazza Cordusio per l’intera giornata di domenica 18 ottobre, dalle 10 alle 18, offrendo controlli gratuiti sulla salute del fegato. Non è prevista prenotazione: basta presentarsi al punto, dove un gruppo di professionisti fornisce informazioni e assiste nell’esecuzione degli esami. L’iniziativa è promossa dall’Associazione Italiana COPEV, convenzionata con l’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, con il patrocinio di Fondazione Cariplo.


Gli esami disponibili


Il controllo principale è il FibroScan, o elastografia epatica: una procedura simile a un’ecografia, della durata di cinque-otto minuti, che misura l’elasticità dell’organo e segnala l’eventuale accumulo di grasso. È oggi la tecnica non invasiva più utilizzata nello studio delle malattie del fegato. Chi lo desidera può integrare la valutazione con test rapidi eseguiti tramite pungidito, che rilevano i livelli delle transaminasi e la presenza di marcatori sierici per le epatiti B e C.


L'importanza della prevenzione e dei controlli al fegato


Il fegato funziona come indicatore di un quadro più ampio. Le alterazioni metaboliche che lo colpiscono, fino alla condizione nota come fegato grasso, si accompagnano di frequente ad altre patologie: in Italia circa quattro milioni di persone convivono con il diabete e quasi metà della popolazione adulta rientra tra sovrappeso e obesità, cui si aggiungono ipertensione arteriosa e dislipidemia, ovvero valori elevati di colesterolo e trigliceridi. Sul versante dei comportamenti, il consumo di bevande zuccherate, alcol e tabacco e la scarsa attività fisica risultano diffusi anche nelle fasce più giovani.


La malattia metabolica resta a lungo priva di sintomi evidenti, e questo ritarda il momento in cui le persone si rivolgono al sistema sanitario. A pesare è anche la scarsità di campagne informative. Da qui la scelta di spostare l’attività preventiva fuori dalle strutture ospedaliere, portandola nei luoghi di passaggio quotidiano con il sostegno delle associazioni di pazienti, del volontariato e delle fondazioni private che finanziano progetti sociali. L’intento è individuare per tempo chi presenta fattori di rischio o valori meritevoli di approfondimento, indirizzando queste persone verso il proprio medico curante o verso i servizi specialistici ospedalieri.



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