San Siro, blitz della Guardia di Finanza in Comune e nelle sedi di Milan e Inter: 9 indagati per la vendita dello stadio
Guardia di Finanza in Comune e nelle sedi di Inter e Milan, ipotesi turbativa d’asta e segreto d’ufficio
Nuovo sviluppo giudiziario sulla cessione dello stadio di San Siro. Nelle prime ore della giornata di martedì 31 marzo la Guardia di Finanza ha effettuato una serie di perquisizioni negli uffici del Comune di Milano, nelle sedi riconducibili ai club calcistici cittadini e in diverse abitazioni private. L’operazione è stata disposta su mandato del giudice per le indagini preliminari Roberto Crepaldi, su richiesta della Procura milanese. L’attività investigativa riguarda il procedimento di vendita dell’impianto e delle aree circostanti, concluso nell’autunno 2025, e punta a fare chiarezza su alcuni passaggi ritenuti ancora poco trasparenti.
Nove persone nel registro degli indagati
Sono nove le persone finite sotto indagine. Tra queste figurano nomi di primo piano dell’amministrazione cittadina e del mondo sportivo-imprenditoriale. Coinvolti gli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris, oltre al direttore generale del Comune Christian Malangone.
Nell’inchiesta compaiono anche dirigenti e consulenti legati ai due club milanesi, tra cui figure che hanno ricoperto ruoli di vertice nelle rispettive organizzazioni. Sotto la lente anche tecnici e professionisti che hanno seguito il progetto nelle varie fasi.
Le ipotesi di reato al vaglio dei magistrati
L’indagine, coordinata dai pubblici ministeri Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, ipotizza reati come turbativa d’asta e rivelazione del segreto d’ufficio. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire se informazioni riservate siano state condivise in modo improprio e se la procedura di vendita sia stata influenzata da interessi esterni. Tra i soggetti coinvolti anche funzionari comunali e consulenti che avrebbero avuto un ruolo chiave nella gestione tecnica e amministrativa dell’operazione.
Chat e documenti al centro delle perquisizioni
Le nuove attività investigative nascono dall’analisi di conversazioni e documenti già acquisiti nell’ambito di una più ampia inchiesta sull’urbanistica milanese. Proprio da chat e scambi di email sarebbero emersi elementi ritenuti rilevanti dagli investigatori, tali da giustificare sequestri di telefoni e dispositivi informatici. Questo filone si collega a un’indagine più ampia che nei mesi scorsi aveva già portato a provvedimenti giudiziari poi rivisti nei successivi gradi di giudizio.
Il nodo centrale: interesse pubblico o privato
Al centro dell’inchiesta c’è la vendita dello stadio per una cifra di circa 197 milioni di euro. I magistrati vogliono verificare se l’operazione abbia rispettato pienamente l’interesse pubblico o se, al contrario, abbia favorito soggetti privati. In particolare, l’attenzione è rivolta all’utilizzo della normativa sugli stadi, che potrebbe essere stata impiegata per sostenere progetti di trasformazione urbanistica dell’area a beneficio di specifici operatori immobiliari.
L’indagine prende origine anche da esposti presentati in Procura da figure del mondo politico e culturale cittadino. Tra i punti sollevati, la gestione delle delibere comunali e la trasparenza delle decisioni adottate nel corso del procedimento. Già in passato erano emerse perplessità sulla prevalenza di interessi privati rispetto a quelli collettivi, alimentando un dibattito acceso sul futuro dello storico impianto milanese.