Sanità, in Lombardia nasce il comitato per la legge popolare che vuole rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale
La mobilitazione per il diritto alla salute imbocca una nuova fase. In Lombardia si è costituito il Comitato Promotore Regionale a sostegno della legge di iniziativa popolare “Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del SSN e la valorizzazione del personale”, testo che richiama l’articolo 32 della Costituzione e la legge […]
La mobilitazione per il diritto alla salute imbocca una nuova fase. In Lombardia si è costituito il Comitato Promotore Regionale a sostegno della legge di iniziativa popolare “Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del SSN e la valorizzazione del personale”, testo che richiama l’articolo 32 della Costituzione e la legge 833 del 1978 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale. La proposta, promossa da una rete nazionale di oltre cento tra associazioni e realtà sociali, è stata depositata in Cassazione il 27 aprile 2026. Al comitato lombardo hanno finora aderito CGIL, ACLI, ARCI, Medicina Democratica, UDU, Auser, Federconsumatori Lombardia e Libera.
La presentazione alla Casa della Cultura
I contenuti dell’iniziativa sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa alla Casa della Cultura di Milano, alla quale hanno preso parte Monica Vangi per la CGIL Lombardia, Marco Caldiroli di Medicina Democratica, Vittorio Agnoletto dell’Osservatorio Salute, Andrea Villa delle ACLI, Giulia Papandrea dell’Unione degli Universitari e Lorenzo Frigerio di Libera. Un fronte ampio, che riflette la natura collettiva di un percorso avviato da tempo.
Le criticità che hanno spinto alla mobilitazione
Il progetto di legge nasce da un confronto durato oltre due anni, alimentato dal contributo di esperti e soggetti sociali e dalla constatazione della crisi che investe il sistema sanitario pubblico. Tra i nodi indicati dai promotori figurano la progressiva riduzione delle risorse, la carenza di personale, l’allungamento ritenuto insostenibile delle liste d’attesa e le difficoltà nell’assistenza sul territorio, in particolare nella presa in carico delle persone non autosufficienti. A rischio, secondo il comitato, sarebbero i principi di universalità, equità e parità di accesso alle cure.
Risorse, personale e territorio: le richieste centrali
Sul piano delle misure concrete, il testo avanza richieste puntuali per ciascun ambito. Per i finanziamenti si chiede che il fondo sanitario nazionale non scenda sotto il 7,5% del Pil. Per il personale sanitario e sociosanitario si invoca una valorizzazione tanto economica quanto professionale. Per il territorio, infine, si punta allo sviluppo delle strutture di prossimità, a un drastico contenimento dei tempi di attesa e a interventi specifici dedicati alla non autosufficienza.
I paletti su autonomia differenziata e sanità integrativa
La proposta fissa anche alcune condizioni di principio. Le norme attuative dell’autonomia differenziata, secondo i promotori, non dovrebbero applicarsi alle funzioni in materia di tutela della salute. Allo stesso tempo, la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale non potrebbe essere affidata al cosiddetto secondo pilastro: il sistema pubblico, si sostiene, deve erogare tutte le prestazioni previste dai Livelli Essenziali di Assistenza, senza che queste possano essere delegate ad assicurazioni, fondi o mutue.
Servizi territoriali e prevenzione: gli interventi previsti
Il testo dedica ampio spazio al potenziamento dei servizi di prossimità, con una serie di misure mirate. Tra queste, un programma straordinario nazionale per la prevenzione di infortuni e malattie professionali e per la tutela della salute nei luoghi di lavoro, e l’incremento dell’assistenza domiciliare fino a coprire il 30% degli over 65 entro il 31 dicembre 2028. La proposta chiede inoltre di garantire in ogni distretto sanitario l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza per via farmacologica e di introdurre un percorso di educazione sessuo-affettiva a partire dalla scuola dell’infanzia.
Dipendenze e patologie croniche: gli altri impegni
Completano il quadro l’attivazione su tutto il territorio nazionale delle politiche di riduzione del danno rivolte a chi convive con una dipendenza e la garanzia di continuità assistenziale presso la stessa struttura per le persone affette da patologie croniche. Un insieme di interventi che, nelle intenzioni dei promotori, mira a ricostruire un sistema sanitario più vicino ai cittadini e fedele al principio di universalità sancito dalla Costituzione.