Scala di Milano, aumenti dei prezzi in arrivo. Scoppia la protesta dei loggionisti: “Teatro per ricchi”
Abbonamento di prima galleria su del 10%, alcuni posti raddoppiati di prezzo. Domani Ortombina incontra gli “Amici del loggione”
La pubblicazione dei nuovi prezzi di biglietti e abbonamenti per la stagione 2026-27 del Teatro alla Scala ha scatenato le proteste di una parte consistente del pubblico più fedele, i loggionisti. Gli aumenti riguardano diverse categorie. L’abbonamento di prima galleria per dieci opere è passato da 960 a 1.050 euro, con un incremento di circa il 10%. Trentasei biglietti di prima fila centrale della seconda galleria sono stati riclassificati al prezzo della prima galleria, salendo da 100 a 130 euro. Nei palchi gli aumenti sono ancora più marcati: l’ultima fila dei palchi centrali in quart’ordine, per le opere più costose, passa da 110 a 200 euro. Alcuni posti a visibilità ridotta sono stati declassati, ma il quadro complessivo è di un incremento generalizzato.
Il caso del biglietto per disabilità: da 80 a 130 euro
Tra gli episodi più contestati figura l’aumento del biglietto riservato agli spettatori con disabilità, passato da 80 a 130 euro in un unico aggiornamento tariffario. Nelle pagine social dei loggionisti l’episodio è stato indicato come emblematico di una deriva che “tradisce la funzione pubblica e sociale che una fondazione lirico-sinfonica sostenuta dallo Stato dovrebbe garantire per statuto.”
“Un teatro per ricchi”: la gentrificazione del pubblico scaligero
Il tema che emerge con più forza nelle discussioni online è quello della progressiva esclusione del pubblico popolare a vantaggio di una platea turistica e danarosa, meno incline alle contestazioni. “Un teatro per ricchi” è la sintesi che circola tra i loggionisti, accompagnata dall’ironia di chi nota come l’iniziativa per portare i milanesi alla Scala per la prima volta con uno sconto del 50% rischi di essere anche l’ultima visita, visti i prezzi. Le proposte che circolano vanno dallo “sciopero” degli abbonamenti al ricorso alla Corte dei Conti.
“Il contributo pubblico non è un dono incondizionato”
Sul tema è intervenuto anche il blogger Massimiliano Vono: “Una politica dei prezzi che caccia dalla sala il pubblico popolare non urta soltanto contro il buon gusto: contraddice la ragione pubblica per cui lo Stato, il Comune e la Regione versano ogni anno decine di milioni. Il contributo pubblico non è un dono incondizionato: è il corrispettivo di una funzione sociale che, espellendo i suoi spettatori più fedeli, il teatro rischia di tradire.”
Il sovrintendente Fortunato Ortombina incontrerà gli “Amici del loggione”, una possibile prima occasione di confronto diretto sulla questione dei prezzi e sul rapporto tra il teatro e il suo pubblico più storico.