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Sequestrata e picchiata per giorni: arrestato il compagno dopo la denuncia da parte dei familiari

La Procura di Milano ricostruisce mesi di violenze e isolamento: per il gip anche l’aggravante dell’odio di genere

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È partita da una denuncia di scomparsa, presentata dai familiari preoccupati per il silenzio improvviso, l’indagine che ha portato alla luce una vicenda di violenza domestica estrema. Giovedì 5 febbraio i carabinieri hanno arrestato un trentanovenne, ritenuto responsabile di aver segregato, minacciato e picchiato la compagna per giorni, impedendole ogni contatto con l’esterno.

Secondo la ricostruzione della Procura di Milano, le violenze sarebbero iniziate già nel novembre 2025, poco dopo l’avvio della relazione tra l’uomo e una donna di trentotto anni, una conoscenza del passato riallacciata tramite i social. In breve tempo il rapporto si sarebbe trasformato in una spirale di gelosia ossessiva, accuse infondate di tradimento e comportamenti sempre più aggressivi.

Rinchiusa in casa e ridotta al silenzio

Con il passare delle settimane, l’uomo avrebbe progressivamente privato la compagna del telefono, dei contatti con colleghi e amici, fino a costringerla a lasciare il lavoro. Da gennaio le violenze sarebbero diventate quotidiane: percosse, minacce e umiliazioni continue, culminate in un episodio particolarmente grave in cui la donna sarebbe stata colpita anche con una lampada.

Il punto di non ritorno sarebbe arrivato quando la vittima è stata chiusa in casa e completamente isolata, senza possibilità di comunicare con la famiglia. Un sequestro di fatto che ha fatto temere il peggio ai parenti, spingendoli a rivolgersi alle forze dell’ordine e dando avvio a indagini rapide e mirate.

Umiliazioni, botte e minacce

L’inchiesta, coordinata dalla pm Alessia Menegazzo, ha ricostruito una quotidianità segnata da violenze fisiche e psicologiche. L’uomo avrebbe utilizzato il telefono della donna per inviare messaggi offensivi e telefonate ai suoi colleghi, accompagnando le aggressioni con insulti e frasi degradanti. In un’occasione avrebbe persino mandato un conoscente della vittima sotto casa con l’intento di aggredirlo.

Tra gli episodi contestati anche una notte di fine gennaio, quando la donna sarebbe stata scaraventata a terra, colpita alla testa contro il muro e minacciata con una pistola soft air. Le intimidazioni, secondo gli inquirenti, miravano a impedirle di denunciare, estendendo le minacce anche ai suoi familiari.

L’aggravante dell’odio di genere

A firmare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata la gip di Milano Marta Pollicino, che ha riconosciuto per la prima volta in un caso di questo tipo la nuova aggravante dell’odio e della prevaricazione contro una donna “in quanto donna”. Un passaggio giuridico rilevante che segna un precedente importante nella lettura giudiziaria della violenza di genere.

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