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Siccità, il conto per l'Italia è salatissimo, 24 miliardi bruciati e 330mila lavori persi: lo studio shock di CMCC e Politecnico di Milano

La ricerca calcola per la prima volta l'impatto economico pluriennale degli eventi siccitosi: con il riscaldamento globale i danni potrebbero quadruplicare

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Una ricerca condotta dalla Fondazione CMCC e dal Politecnico di Milano quantifica per la prima volta l'impatto economico complessivo della siccità prolungata sull'Europa, avvertendo che i costi sono destinati a crescere rapidamente con l'aumento delle temperature globali. Lo studio arriva in piena estate, nel momento in cui le ripetute ondate di calore riportano al centro dell'attenzione pubblica il tema della scarsità idrica nelle regioni del Mediterraneo.


Il lavoro dei ricercatori parte da un presupposto critico nei confronti delle valutazioni correnti: le stime ufficiali dei danni provocati da eventi climatici estremi, pari a 738 miliardi di euro nel periodo 1980-2023 e a 208 miliardi nel solo quadriennio 2021-2024, sottovaluterebbero in modo sostanziale il costo reale della siccità, poiché non considerano gli effetti economici che si manifestano negli anni successivi all'evento meteoclimatico.


Uno studio inedito su sei anni di conseguenze economiche


Lo studio, intitolato "Multi-Year Droughts and Their Compounding Economic Impacts in Europe", analizza per la prima volta l'impatto economico complessivo della siccità, mettendo in luce ripercussioni di medio e lungo periodo su diversi settori produttivi finora rimaste inedite. Secondo i ricercatori, un singolo evento siccitoso incide immediatamente sul Pil pro capite, ma le perdite più consistenti si accumulano nei sei anni successivi, arrivando a circa un punto percentuale di crescita cumulata perduta, una cifra ben superiore all'impatto registrato nel primo anno.


La siccità 2015-2018 è già costata all'Europa 439 miliardi


Lo studio prende come caso di riferimento l'evento siccitoso del 2015-2018, tra i più severi degli ultimi secoli, che avrebbe già causato all'Europa una perdita stimata intorno ai 439 miliardi di euro. Nell'Unione Europea a 27 e nel Regno Unito, quella siccità pluriennale ha ridotto la crescita del Pil per abitante di 2,72 punti percentuali, ha provocato un calo degli investimenti superiore al 12% ed è associata a circa 5,8 milioni di posti di lavoro in meno.


Se un evento simile a quello del 2015-2018 si verificasse in uno scenario di riscaldamento globale di 2 gradi rispetto alla fine dell'Ottocento, i costi salirebbero quasi al doppio: 5,21 punti percentuali di Pil, circa 760 miliardi di euro e circa 10,8 milioni di posti di lavoro coinvolti a livello europeo.


Per l'Italia 24,3 miliardi persi e 330mila posti di lavoro in meno


Concentrando l'analisi sul nostro Paese, lo studio associa la siccità 2015-2018 a una perdita di 1,45 punti percentuali di crescita del Pil per abitante, pari a circa 24,3 miliardi di euro, e a 330mila posti di lavoro in meno. In uno scenario con 2 gradi di riscaldamento, le perdite salirebbero a 3,99 punti percentuali, circa 74 miliardi di euro, con quasi 960mila posti di lavoro coinvolti.


Il Sud Europa il più esposto all'aumento dei costi futuri


I ricercatori evidenziano come l'Europa meridionale sia l'area destinata ad affrontare l'aumento più marcato dei costi. Spagna, Grecia, Portogallo e Albania figurano tra i Paesi che subirebbero le perdite più rilevanti, fino a tre volte superiori a quelle registrate nel 2018, con l'aumentare della temperatura media globale. Per la Spagna i costi in termini di Pil passerebbero dal 2,2 al 7,7%, mentre per la Grecia dall'1,4 al 5,5%. Anche alcune aree dei Balcani occidentali, storicamente poco colpite dal fenomeno, subirebbero un'inversione di tendenza altrettanto drastica.


Edilizia e manifattura, le cicatrici più profonde e durature


Tra i settori economici, gli investimenti risultano la componente più esposta agli effetti della siccità: le imprese tendono infatti a rinviare e ridurre la spesa produttiva per anni dopo l'evento, ben oltre l'esaurirsi dello shock immediato, segno che la siccità alza il costo del capitale e scoraggia gli investimenti nel lungo periodo. L'agricoltura subisce il colpo iniziale più forte, ma recupera in due o tre anni grazie ad assicurazioni, aggiustamenti dei prezzi e cambio delle colture. Edilizia e manifatturiero, al contrario, portano le cicatrici più durature, con perdite che restano le più profonde tra tutti i settori e continuano a intensificarsi per anni dopo l'inizio della siccità.


I limiti dell'adattamento nelle regioni oggi più preparate


Un ulteriore elemento emerso dallo studio riguarda i limiti delle strategie di adattamento attualmente in uso: quanto più la siccità si prolunga, tanto più i costi economici crescono nel tempo, segno che strumenti come invasi, assicurazioni e cambio delle colture perdono progressivamente efficacia con il protrarsi dell'evento. Le regioni oggi considerate ben adattate, avvertono i ricercatori, non sono quindi automaticamente al sicuro in un contesto climatico futuro, dove le siccità prolungate risulterebbero molto più dannose di quanto non lo siano oggi.


Mastropietro: "Il vero rischio sono le siccità pluriennali"


Marta Mastropietro, ricercatrice di CMCC e Politecnico di Milano e autrice principale dello studio, spiega la logica alla base della ricerca: "Le siccità pluriennali stanno diventando sempre più frequenti, ed è proprio qui che risiede il vero rischio. Un solo anno di siccità provoca danni economici concreti, ma una siccità persistente è diversa: i suoi effetti possono sommarsi in vari settori e continuare ad accumularsi per anni. Le stime tradizionali tendono a trascurare questa combinazione di effetti cumulativi e di lunga durata e questo aspetto rappresenta un elemento di innovazione di questo studio". Mastropietro sottolinea inoltre la diversa velocità di reazione dei settori economici: "È la prima volta che analizziamo l'impatto economico complessivo di una siccità prolungata, settore per settore, con un'elevata risoluzione spaziale. È proprio questo che ci permette di cogliere un aspetto che le stime su base annuale non rilevano: l'agricoltura subisce il colpo iniziale più duro, ma si riprende nel giro di un paio d'anni, mentre l'industria manifatturiera e l'edilizia continuano a perdere terreno anche molto tempo dopo la fine della siccità".


Tavoni: "L'Europa deve progettare istituzioni pronte al clima estremo"


Il professor Massimo Tavoni, autore senior dello studio per CMCC e Politecnico di Milano, inquadra le implicazioni politiche della ricerca: "Questa ricerca mette in luce la persistenza degli impatti sociali ed economici delle siccità europee e la vulnerabilità dell'intero continente in un clima sempre più caldo. L'Europa è chiamata a progettare istituzioni e mercati in grado di far fronte a condizioni climatiche estreme: un'opportunità da cogliere nel suo prossimo piano di adattamento".


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